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sabato 5 febbraio 2011

Mad men Stagione 2

La trama (con parole mie): le sfide per i creativi della Sterling Cooper continuano a riproporsi sia sul lavoro che nella vita privata. Peggy torna dopo la gravidanza che l'aveva accompagnata per tutta la prima stagione nel ruolo di account, Pete è costretto ad affrontare il desiderio della moglie di avere un bambino e gestire il suocero come cliente, Paul intraprenderà una relazione con una ragazza afroamericana, Sal cercherà di celare dietro l'amicizia virile la sua passione per Ken. E ai piani alti, Don Draper e i vertici dell'agenzia dovranno affrontare l'idea di una fusione nonchè problemi coniugali che coinvolgeranno Roger Sterling e lo stesso Don.

Che Mad men fosse la serie con più stile fra quelle che circolano sul piccolo schermo è stato indubbio fin dalla prima puntata, dalla ricostruzione dell'epoca, all'intreccio perfetto con gli avvenimenti storici, fino alla cura quasi maniacale per arredamenti, costumi e fotografia.
Eppure, difficilmente avrei creduto, considerati il realismo e l'estrema avversione di Julez per le serie "statiche" di questo genere, che sarebbe stata in grado di compiere il miracolo: invece, mi ritrovo bellamente smentito da una seconda stagione che, qualitativamente e per intensità, supera la prima e riesce a strappare alla suddetta Julez addirittura un "mi è piaciuta più della prima stagione", che, riferito a Mad men, equivale praticamente ad una sorta di investitura a rivelazione dell'anno.
Personalmente, è stata più che altro una conferma, ed ho apprezzato particolarmente l'approfondimento di personaggi partiti quasi in sordina come Peggy o Joan, ma anche il continuo - e straordinario - lavoro su Don, senz'altro uno dei protagonisti più interessanti dell'universo serie tv, nonchè charachter in grado di trasportare lo spettatore moderno in un'epoca forse addirittura più "antica" di quelle normalmente considerate, dal Cinema, storiche o di costume.
Draper, con il suo fare a metà tra il pratico e il misterioso, il deciso e l'inesorabilmente fragile, porta sulle spalle l'eredità dei Bogart e di tutti gli eroi - e antieroi - della golden age della settima arte a stelle e strisce, e nel crescendo delle ultime puntate, perso nel sole della California tra passato e futuro, una famiglia che ama ma non (lo) riconosce - rappresentata dalla rigida, decisamente insopportabile Betty - ed un ritorno alla libertà che trasformò, a cavallo della guerra, Dickie in Don, trova una nuova forza e lo spirito per affrontare il percorso di ricostruzione del rapporto con la stessa Betty e le sfide professionali che la fusione certamente porterà negli uffici della Sterling Cooper.
Curioso come, ripensando all'episodio conclusivo della prima stagione, che vedeva Don da solo, seduto in una casa vuota, e quello di questa seconda, con il pericolo scampato della potenziale guerra atomica Usa/Unione sovietica durante la crisi della Baia dei porci e l'annuncio di una nuova gravidanza di Betty, il silenzio che avvolge il protagonista appare più pesante nel suo presente, circondato dalla famiglia, che non nel passato di un Dickie che, in qualche modo, appare ormai prigioniero della fermezza e del bisogno di crescere di Don.
Quello che colpisce, è osservare uomini - e donne - tendenzialmente quanto disperatamente soli, che cercano, incrociando le loro esistenze, di trovare uno sfogo a vite che, inspiegabilmente, mancano sempre dell'ultimo passo per carpire il loro reale significato: incredibile - e splendida, considerata la mia avversione per il personaggio - l'escalation di Pete, dalla dichiarazione a Peggy alla notte dell'attesa del confronto a Cuba chiuso nell'ufficio al buio: lui, l'alcool e un fucile in mano.
Mad men, con tutto il suo stile, i colori, la musica e l'attenzione per i dettagli, le feste ed il jet set, pare sempre più un serial estremamente "dark", portatore della ricerca disperata di un rimedio ad una solitudine che non avrà mai risposta, ma che ognuna delle sue vittime dovrà imparare a gestire contando principalmente sulle proprie spalle: e non tutti, ad alti livelli, sono fatti per portare tutto questo peso.


MrFord


"There's no dignity in death,
to sell the world your last breath,
they're still fighting over,
everything you left over."
Robbie Williams - "Advertising space" -

6 commenti:

  1. io sono alla quarta ed aspetto impazientemente la quinta... serie di una profondità inaudita, di quest'uomo "senza passato", di quanto conti per uomo avere una propria storia.. e non continuo per non spoilerare... a volte le singole puntate toccano la perfezione...

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  2. la seconda è la stagione che mi è piaciuta di meno. il che equivale a dire che è comunque anni luce meglio rispetto a tutto il resto :)

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  3. Ivan: concordo sulla profondità della serie e sull'importanza incredibile del passato non passato di Don. Attendo con impazienza di poter propinare a Julez la terza stagione.

    Cannibale: Se questa è quella che ti è piaciuta di meno, allora può essere che a me piacerà di meno quella che a te è piaciuta di più! ;)

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  4. la prima è stata un'autentica folgorazione, quindi per alcuni aspetti per me resta imbattibile.
    però complessivamente per qualità generale degli episodi quella che mi è piaciuta di più è stata l'ultima, la quarta.
    e sì, a te forse piacerà di meno :D

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  5. Io mi sono arenata alla terza stagione, ma solo per motivi di tempo. Mad Man è un telefilm che non può essere visto a perdita di tempo (tipo il fantastico The Big Bang Theory).
    Ha bisogno di essere assimilato e gustato, quindi non basta ritagliarsi 40 minuti...: bisogna essere nel mood giusto!
    Don Draper è un'icona indiscussa di stile.
    E l'abbigliamento, le acconciature e persino il mobilio di questa serie, mi fanno impazzire!

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  6. Ginger, Draper e lo stile di Mad men sono ormai stati accettati anche da Julez, un merito incredibile per una serie partita con tutte le probabilità avverse!
    Detto ciò, concordo al massimo: è una serie che va gustata ed assaporata piano, come un buon whisky, tanto per tornare sull'argomento! ;)

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