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mercoledì 2 febbraio 2011

In treatment Stagione 1

La trama (con parole mie): Paul Weston, uno psicoterapeuta in piena crisi di mezza età, si confronta con se stesso parallelamente alle terapie di Laura - che dice di amarlo -, Alex - un "vincente" che nasconde le proprie fragilità -, Sophie - una promettente ginnasta con problemi legati alle cicatrici lasciatele dal padre -, Jake e Amy - una coppia sull'orlo del divorzio -.
Non tutte le storie avranno un lieto fine, ma di certo la terapia avrà segnato un'esperienza fondamentale per i suoi protagonisti. Terapeuta compreso.

Devo ammettere di essere stato un pò scettico, in partenza, di fronte ad una serie potenzialmente molto radical chic e molto "statica", giocata principalmente sui dialoghi delle sedute, quasi fossimo tornati ai tempi in cui Woody Allen era un grande regista: eppure, fin dalla prima puntata, devo ammettere che la cura Paul Weston ha dato i suoi frutti contro i miei potenziali pregiudizi da pane e salame selvaggio, e che le storie dello stesso Paul, Laura, Alex, Sophie, Jake e Amy sono entrate con facilità nel mio immaginario - e anche nel cuore, perchè no - di spettatore.
Il minutaggio "limato" - siamo attorno ai venti minuti a puntata/seduta - ed una caratterizzazione dettagliatissima e studiata anche e soprattutto nei silenzi e negli sguardi sospesi rendono il crescendo della stagione con le sue storie assolutamente avvincente, e permettono ad ogni spettatore di trovare un proprio "preferito" per poi scoprire, con il passare del tempo, di essersi affezionati o di aver riscoperto un altro personaggio che, magari, da principio ci era apparso privo di spessore.
Ottima anche la scelta di coinvolgere in misura sempre maggiore il nostro buon terapista - intepretato ottimamente da un sempre sotto le righe Byrne - e scegliere di mantenere un realismo assolutamente lontano dalla fiction nella risoluzione delle diverse vicende, che vedranno alcuni dei pazienti venire a capo dei propri sospesi, altri finire bene ed altri malissimo, giocandosi non solo la terapia, ma qualcosa di molto più prezioso.
Personalmente - e forse, guardando le cose dal punto di vista dell'analisi - mi sono molto affezionato ai personaggi di Alex e Jake, ma con il passare delle puntate il senso di protezione indottomi da Sophie - che mi ha fatto sentire già con una ventina d'anni di più sulle spalle - ha reso la ginnasta adolescente la mia preferita in assoluto, incredibile nel suo crescendo emotivo e nella progressiva costruzione del rapporto con Paul - bravissima la giovane Mia Wasikowska, prima del disastro di Alice in wonderland -, così come nello splendido confronto con il padre all'ultima seduta della stagione, forse la puntata migliore in assoluto.
E così come per un terapeuta - o un paziente - una certa malinconia avvolge, con la fine della serie, noi in platea, sapendo bene che, con la stagione successiva, i pazienti di Paul saranno diversi, con nuovi problemi, insicurezze e dubbi rispetto alla prova della vita da affrontare: resta la curiosità di sapere come ritroveremo Paul, che nel riuscire dove pareva non ci fosse altra soluzione se non la più semplice e scontata, pare aver segnato profondamente il suo cuore, prima che di medico, di uomo.
E con il tempo che lentamente scorre, il peso delle ferite può essere più difficile da gestire.
Anche per chi è abituato a fare in modo che quelle stesse ferite diventino esperienza e futuro, e non rimpianto e passato.

MrFord



"I went to a shrink
to analyze my dreams."
Greenday - "Basket case" -

7 commenti:

  1. Questa è una delle serie più belle degli ultimi anni. Di nicchia, certamente, ma imperdibile per l'elevatissima qualità dei testi e delle performance degli attori.

    Ormai negli USA In Treatment ha concluso la terza stagione (io le ho viste già tutt'e tre) e devo dire che forse la migliore - considerati i pazienti e le situazioni - è la seconda. Ma tutt'e tre meritano senza dubbio la visione.

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  2. Bella recensione, Ford.
    Continuiamo a guardarla insieme!
    Neanche m'arrabbio tanto con questa!

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  3. Marziano: concordo, una serie di ottima qualità. Di sicuro parlerò anche della seconda stagione, appena passerà sui fordschermi! Di sicuro mi hai incuriosito in proposito.

    Julez: è vero, sono rimasto sorpreso anche di questo, in effetti! E se non ti ha fatta neanche un pò arrabbiare, è di sicuro un punto in più!

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  4. una serie molto ben fatta e splendidamente recitata.
    io però ho visto un po' di puntate della prima stagione e poi mi sono perso (ce ne sono davvero troppe!), quindi non è riuscita a entrare tra i miei imperdibili..
    mia cognome impronunciabile è davvero strepitosa e tra l'altro nell'alice di burton è tra le poche cose (insieme alla regina helena bonham carter) a salvarsi

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  5. complimenti poi anche alle sceneggiature che con due soli personaggi riescono a reggere un intero episodio

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  6. è entrata di diritto nellalista dei "Must See"! :)

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  7. Cannibale: recuperala, secondo me vista con una maggior costanza rischia di entrare nei tuoi cult. Concordo con Mia cognome impronunciabile, anche se Alice era così brutto da far passare in secondo piano chiunque.

    Arym: consigliatissima. Fammi sapere appena l'hai vista! :)

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