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martedì 3 agosto 2010

La follia di Barbablù

Purtroppo, temo che il signor Edgar G. Ulmer sia conosciuto quasi esclusivamente da quei fastidiosissimi (finti) cinefili che si imbrodano con qualche testo o professore - o entrambi - in università senza mai approfondire davvero o lasciare libera la loro passione per la settima arte - sempre ammesso che l'abbiano -.
E dico purtroppo perchè i suoi due lavori più noti e celebrati - Detour e, appunto, La follia di Barbablù - sono vere e proprie chicche del noir con ben poco da invidiare a pellicole dello stesso genere di Maestri del calibro di Hitchcock e Aldrich - prima o poi mi deciderò a dedicare un post a Un bacio e una pistola, il noir più stratosferico della storia del cinema insieme a La fiamma del peccato di Wilder -: se nella prima delle due sue opere appena citate, però, il regista concentrò le sue attenzioni al continuo precipitare della situazione in cui era coinvolto il suo protagonista - una sorta di Fuori orario ante litteram -, nel secondo è l'atmosfera a farla da padrona, ripescando dall'immaginario espressionista, dal cinema muto e da pellicole come Svengali portando sullo schermo un personaggio romantico e terribile, interpretato alla grande da un John Carradine che non pare aver nulla da invidiare in quanto a statuarietà a Vincent Price.
La vicenda - un noir fosco e disturbante legato agli omicidi di Barbablù, burattinaio e pittore che abbandona i cadaveri di giovani donne strangolate nella Senna - passa in secondo piano rispetto ai drammi interiori dell'assassino e della sua innamorata/antagonista, il primo perseguitato dal ricordo del suo primo omicidio e dalla sua condizione di artista capace di esprimersi al meglio solo di fronte alla morte e la seconda dapprima stregata dal fascinoso burattinaio e poi dilaniata dai dubbi sulla sua responsabilità nelle uccisioni, nati da una casualità dal sapore di Hitchcock e legati alla scomparsa della sua stessa sorella, impegnata nelle indagini.
Proprio la sequenza del tentativo di cattura di Barbablù orchestrato dalla polizia con la sorella della protagonista tocca il vertice emotivo ed artistico della pellicola, alimentando terrore e tensione ai massimi livelli sopportabili all'epoca - e non solo -: il ritratto iniziato ben celato dalle tende usando un sistema di specchi, il momento della rivelazione dell'identità, il confronto con il mercante d'arte responsabile della vendita dei quadri dello stesso Barbablù con la polizia alle porte risultano incredibilmente efficaci ed inquietanti anche agli occhi dello spettatore del nuovo millennio, a dimostrazione del fatto che quando temi universali sono trattati con mestiere - anche se occorrerebbe definirla maestria, in questo caso - non esiste tempo che possa scalfire la potenza di una pellicola.
Un'opera da inverno pieno, di quelle da gustarsi stretti stretti alla coperta sul divano accompagnati da qualcosa di caldo, mentre fuori infuria la tempesta: ma c'è da dire che, anche vista in piena estate, l'inquietudine che lascia e porta nello spettatore non perde un colpo che sia uno.
Considerato che fu girato in sei giorni, direi che difficilmente si poteva fare meglio.
Chapeau.

MrFord

"Just killing time,
kiss that world goodbye,
it's all over now,
nothing is over now."
(Hed) P. E. - Killing time

4 commenti:

  1. Noir stratosferici, bianco e nero, anni 50, grandi registi, grandi idee riprese poi da tanti altri registi...
    Me la servi su un piatto d'argento:
    Io dico, Rapina a mano armata(quando l'ho visto la prima volta, la mia testa è come esplosa) ed ho detto tutto.
    La fiamma del peccato è bellissimo.
    Vorrei riuscire a vedere entro breve viale del tramonto e il terzo uomo.

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  2. Viale del tramonto stupendo, un vero capolavoro, Il terzo uomo tecnicamente fantastico, ma per me un filo sotto. Poi ci sarebbero anche Il giorno del falco e Il grande sonno.
    Rapina a mano armata grandissimo, anche se la mia testa è esplosa di più con Orizzonti di gloria.
    Un bacio e una pistola, da lansdaliano, è però doveroso.

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  3. Orizzonti di gloria: non visto.
    Il giorno del falco: non visto.
    Il grande sonno: non visto.
    Un bacio e una pistola: non visto.
    L'infernale Quinlan: non visto.
    Non odiarmi.
    Rimedierò.

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  4. Odiarti, ma perchè!?
    Non sono mica uno di quei cinefili radical chic del cazzo che vogliono essere l'elite presumendo di essere migliori degli altri!
    Io adoro il Cinema, e le emozioni che provoca: per questo non posso che invidiarti la "prima volta" con tutti questi capolavori.
    A volte vorrei poter vedere come se non l'avessi mai fatto Gli spietati, Il mucchio selvaggio, Furore, Sentieri selvaggi, 2001, Barry Lyndon, Il grande Lebowski.
    Ma che ci vuoi fare, quel che è stato è stato. E il bello, quando hai passato il segno, è tornare a riviverli, o "trasmetterli" a qualcuno che ancora non ha avuto modo.
    Dacci dentro e goditeli tutti!

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