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giovedì 25 marzo 2010

Nemico pubblico

Ancora fatico a comprendere i commenti - usciti anche dalle bocche di manniani convinti - legati all'apparente freddezza di questo film.
Ammetto - e sono colpevole, vostro onore -, che anni e anni fa, quando questa barca non c'era neppure immaginandola ed io ero giovane, di aver visto per la prima volta Heat pensando "chepppalle, non succede nulla per tre quarti di film!": beata, stolta gioventù!
Ora, ogni volta che mi regalo, in un pomeriggio o in una notte estiva, l'ennesima visione di quello che, a tutti gli effetti, è il capolavoro del buon vecchio Michael, penso esattamente che in quei primi tre quarti di film succede proprio tutto.
Ed è così anche per Nemico pubblico.
Ok, ammetto che Depp non ha offerto il meglio del suo repertorio, ma pare proprio che ultimamente si sia un pò troppo seduto sui suoi standard, il ragazzo; eppure questa pellicola dalla tecnica come sempre - Mann è una garanzia - sopraffina offre tutto il meglio delle atmosfere romantiche e crepuscolari dei grandi classici del western, e trova, compresa la chiusa quasi in silenzio dopo il roboante finale, la sua realizzazione migliore proprio in quelle che, ad un'occhiata distratta, potrebbero essere definite le sue sequenze "inutili" o fredde, per l'appunto.
L'evasione che apre la pellicola - che contende all'apertura di Bastardi senza gloria il titolo di miglior scena western post Gli spietati -, l'uccisione di Pretty Boy Floyd da parte di Melvin Purvis - da scuola del Cinema quanto poco basti a Mann per definire non uno, bensì due dico due personaggi, e dare spessore a quello, fra loro, che compare solo ed esclusivamente nella suddetta scena -, la dichiarazione d'amore di John Dillinger a Billie Frechette - inesorabilmente romantica nella sua impossibilità di realizzarsi -, quel "bye bye, blackbird" sussurrato come un testamento dalla maschera che si direbbe di granito del "texano dagli occhi di ghiaccio" tra i responsabili dell'omicidio di Dillinger stesso sono poesie tradotte in immagini dall'assoluto maestro dell'action movie made in Usa.
E poco conta se la Storia volle morto prima Dillinger di Floyd, o se Purvis stesso si sia effettivamente tolto la vita, anni e anni dopo i fatti narrati: Mann riscrive il western filtrandolo attraverso un'epoca, quella della Grande Depressione, che regalò al mito antieroi capaci di trascendere i confini del mito stesso, per dirla come John Ford ne L'uomo che uccise Liberty Valance.
"Nel West, quando la verità incontra la leggenda, vince la leggenda."
E che leggenda sia, diamine.

"I shot a man in Reno, just to watch him die"
MrFord

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