lunedì 1 ottobre 2018

Manhunt: Unabomber (Netflix, USA, 2017)




- Sono da sempre un appassionato di crime, serial killers ed affini, e sono ben felice di notare quanto la produzione sul piccolo schermo abbia fatto passi da gigante in termini di qualità nel corso delle ultime stagioni, da True detective a The Killing, da The night of a Mindhunter. Quando in casa Ford abbiamo approcciato Manhunt: Unabomber speravo di trovare quel tipo di impatto e qualità.

- Fortunatamente, fin dal primo episodio, le attese non sono state tradite, complici una scrittura tesissima sviluppata su due linee temporali, un ottimo cast - perfino Sam Worthington fa una gran figura - ed una storia vera che ha avuto dell'incredibile.

- Seguendo l'escalation di quella che è stata una delle cacce all'uomo più massicce della Storia del crimine negli Stati Uniti, gli sceneggiatori costruiscono due ritratti - quello di Fitzgerald e quello di Unabomber - che rappresentano due opposti pericolosamente simili, in grado di commettere errori, reagire alle ingiustizie, tentare di affermarsi e di ascoltare le voci interiori: due esseri umani, con tutti i risvolti, anche terribili, del caso.

- La partita a scacchi a distanza tra i due protagonisti, il desiderio di socialità bloccato dall'eccessiva intelligenza e sensibilità da una parte e quello di chiusura legato al brivido della caccia e al senso del dovere dall'altra, l'isolamento cercato, voluto o costretto che entrambi vivono sulla pelle mostra uno dei ritratti più assurdi e meglio costruiti di una sorta di distorta, sconvolgente "amicizia".

- Ottimo il lavoro sui personaggi di contorno, ben caratterizzati anche quando solo abbozzati, tesissime la maggior parte delle sequenze legate alla caccia di Unabomber e molto toccante l'episodio dedicato interamente all'attentatore, dai sogni di una famiglia normale alla rabbia di una solitudine sociale ed emozionale coltivata fin dai tempi della sua infanzia.

- Nel corso della visione ho più volte pensato all'ipotesi dietro l'idea della serie Dexter: probabilmente individui così dotati e fragili, se seguiti con attenzione e sincera partecipazione, pazienza ed un tentativo di amore potrebbero disegnare per se stessi e per chi incrocia il loro cammino destini differenti. E mi dispiacerebbe pensare che, in fondo, se le cose fossero andate in modo diverso si sarebbero ritrovati comunque e ad ogni modo predatori.

- Pur se supportata da un ottima sceneggiatura, Manhunt: Unabomber dimostra quanto incredibile - in qualunque accezione la si possa intendere - sia la realtà che viviamo ogni giorno in questo mondo: forse nel West di John Ford vinceva la Leggenda, ma la Realtà è davvero qualcosa di inquietante, spaventoso e terribile. Ma porta anche determinazione e speranza che si possa essere sempre un passo avanti a quello che ci può far male. E attenti a guardarci le spalle.



MrFord



 

8 commenti:

  1. Mi è piaciuto più della blasonata “Mindhunter” che era sicuramente diretta meglio ma anche una valida alternativa al Valium. Ho una passione per le serie ispirate ad eventi reali, quindi questa mi ha comprato con una certa facilità. Cheers!

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    1. A me sono piaciute moltissimo entrambe. Due storie ispirate da fatti reali raccontate decisamente bene.

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  2. Quando finirò l'ultima manciata di episodi della serie che sto guardando, sicuramente passerò da Manhunt. Oltre ad essere appassionata di gialli e thriller, mi affascinano sempre le storie vere. Speriamo i 3 bicchierini dati siano Realtà e non Leggenda ;)

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    1. Per quanto mi riguarda, assolutamente realtà.
      Una serie da vedere senza dubbio.

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  3. Da appassionata di crime, piaciuto anche a me, anche se con più di una riserva visto un certo calo da un certo punto in poi e la scelta sbagliatissima di un attore-cane come Worthington.
    L'episodio Ted-centrico è da brividi, e ritrovarsi a tifare per Unabomber, pure.

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    1. L'episodio Ted-centrico è una chicca, il più bello della stagione e uno dei migliori dell'anno su piccolo schermo. Per me, serie più che promossa.

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  4. Anche in questo caso sono incredibilmente d'accordo con te. Una serie molto sottovalutata che invece è tra le migliori che il genere crime ha tirato fuori negli ultimi tempi.

    La sconvolgente "amicizia" tra due protagonisti tanto diversi ma non troppo può in qualche modo ricordare la nostra. Io ovviamente sono Unabomber ahahah

    Su Sam Worthington però non concordo per niente: davvero pessimo e inespressivo, con un altro protagonista più decente al suo posto la serie probabilmente sarebbe stata osannata ovunque. Peccato ci sia lui... :(

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    1. In effetti il rapporto tra Fitz e Ted potrebbe ricordare il nostro: così come la volontà del secondo di rimanere sempre nell'ombra nonostante l'ego mostruoso! Ahahahah! ;)

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