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mercoledì 31 maggio 2017

Fuoco cammina con me (David Lynch, USA/Francia, 1992, 135')




Se ripenso ai più grandi spauracchi da grande e piccolo schermo della mia vita di spettatore, non c'è gara in assoluto: la cosa più fottutamente inquietante che abbia mai visto è stata senza dubbio Twin Peaks, passato per la prima volta nell'allora casa Ford ai tempi agli inizi delle scuole medie e divenuto il terrore personificato grazie alla geniale creazione del personaggio di Bob, charachter misterioso che era l'anima di una delle tre serie che, per impatto sulla cultura popolare, importanza per quello che è venuto dopo e valore assoluto, trovo imprescindibile per chiunque voglia approcciare questa realtà - le altre due, per chi lo volesse sapere, sono Lost e Breaking Bad -.
Ai tempi ricordo che terminai la visione delle due stagioni a fatica grazie al fascino oscuro di quel villain nato quasi per caso - la leggenda narra che Lynch, facendo delle prove, notò l'attrezzista Frank Silva intento a montare un letto e giudicandolo incredibilmente inquietante lo rese la personificazione del Male nella sua creatura più famosa - e non troppo tempo dopo mi buttai nella visione di Fuoco cammina con me, prequel creato quasi esclusivamente per i fan della serie - uno spettatore a digiuno di Twin Peaks rischia di capire poco o niente - pronto a dare qualche risposta ed alimentare i misteri attorno alla Loggia Nera, luogo d'origine di Bob e di altri spiriti inquieti che popolarono e popolano ancora oggi - considerata l'attesissima e tanto chiacchierata terza stagione da poco iniziata - l'universo narrativo creato da Lynch e Frost.
Spinto proprio dalla visione dei primi episodi della season three, ho deciso di recuperare questo tassello che dovrebbe rivelarsi molto importante - sempre Lynch permettendo - nella comprensione di ciò che ci aspetta nel corso dei prossimi mesi, approfittando per mostrarlo a Julez per la prima volta - come fu per la serie qualche anno fa - e per riscoprirlo io stesso: il risultato è stato senza dubbio molto piacevole, un pò come quando si incontra per caso un vecchio amico e pare che il tempo non sia passato, le atmosfere create dal folle David risultano sempre ipnotiche ed affascinanti, il suo modo di raccontare apparentemente oscuro riesce nel non facile intento di colpire e farsi comprendere anche dall'esterno, ed in tutto questo, ho finito per realizzare non solo di non avere più paura del vecchio Bob, ma anche di considerarlo quasi qualcuno che ha contribuito a farmi sviluppare un certo pelo sullo stomaco ed un'ottima resistenza in fatto di spaventi e film horror.
Personalmente, mi dispiace molto che il già citato Frank Silva sia morto pochi anni dopo le riprese di questo film rendendo impossibile la sua partecipazione alla nuova stagione, perchè sono sicuro che Lynch sarebbe riuscito a renderlo ancora agghiacciante come era ai tempi, primo "mostro" dello schermo a non avere bisogno di trucchi e maschere, presentandosi solo con la sua inquietante mimica facciale.
Ad ogni modo, che sia importante per la terza stagione di Twin Peaks oppure no, il racconto degli ultimi giorni di Laura Palmer prima dell'omicidio che origina la serie è avvolgente ed intrigante, forse non perfetto in termini di narrazione e resa cinematografica ma ugualmente in grado di ipnotizzare come praticamente tutti i lavori di uno dei cineasti più importanti della mia formazione di cinefilo, e che ancora oggi amo tantissimo ad ogni suo passaggio sui miei schermi, tanto da accarezzare l'idea di mettere in cantiere una retrospettiva come qualche anno fa feci con Kubrick.
Staremo a vedere.
Nel frattempo, lo ammetto, camminare con il fuoco di Bob e Laura Palmer è stato un viaggio nel passato stranamente ed inquietantemente piacevole.
E forse Lynch voleva proprio questo.




MrFord



lunedì 29 maggio 2017

Sette minuti dopo la mezzanotte - A monster calls (J. A. Bayona, UK/Spagna/USA, 2016, 108')





Prima o poi, è inevitabile, viene sempre il momento di fare i conti con una delle realtà più dure della vita: quella di perdere per sempre qualcuno che amiamo.
Nel mio caso quel momento è coinciso con la perdita della nonna materna, la stessa che aveva cresciuto fino a quel momento me e mio fratello e che non ci faceva mancare nulla nonostante i genitori impegnati nel lavoro dal lunedì al venerdì.
Ricordo il giorno della sua morte come se fosse oggi, con mio padre venuto a prendermi a scuola - non accadeva mai, se non il sabato - e le parole che disse per darmi la notizia.
Curioso, poi, che abbia visto questo film ieri, ventotto maggio, il terzo anniversario di uno dei giorni che considero tra i peggiori della mia vita, quando con Julez scoprimmo di aver perso quella che sarebbe stata la nostra piccola Agnese.
Anche in quel caso, ricordo per filo e per segno l'accaduto, come penso sarà fino alla fine del mio viaggio.
Certo, il Tempo cambia la percezione delle cose, la situazione in cui siamo nel momento in cui le cose accadono permette di avere più o meno forza - continuo a pensare che, tre anni fa, sia stato il Fordino a salvarci, soltanto sorridendo quando andammo a prenderlo dalla nonna dopo aver ricevuto la notizia -, la coscienza del fatto che inevitabilmente perderemo ad uno ad uno chi amiamo fino a quando toccherà a noi rende più resistenti, eppure il momento della perdita è senza dubbio uno dei più particolari e delicati che si possano vivere.
Il mio nonno paterno, invece, l'unico ad essere ancora in vita - novantaquattro anni quest'anno, ancora totalmente autonomo, in grado di guidare e godersi i suoi boschi sull'Appennino emiliano, gli stessi che percorse una vita fa come partigiano -, uno degli uomini più tosti che abbia mai conosciuto e quello che, da bambino, mi terrorizzava di più per la sua presenza e severità, che si era sposato come ci si sposava negli anni quaranta del secolo scorso, e che ho visto litigare con mia nonna ad ogni nostra visita per anni, e che da mia nonna era diverso per spirito ed indole, è stato visto dai suoi figli piangere per la prima - e credo unica - volta al funerale della stessa, una decina d'anni fa.
Una donna che con lui non c'entrava nulla, e dalla quale aveva vissuto separato negli ultimi dieci anni della sua vita - e penso che, anche stando insieme, le cose non fossero tanto diverse -, ma con la quale aveva condiviso sessant'anni, quattro figli e cinque nipoti.
E' una brutta bestia, la perdita.
E' dura da affrontare e da mandare giù.
Io l'ho scoperto ai tempi, e ancora oggi, oltre a ricordare il giorno in cui mio padre mi venne a prendere a scuola, se penso al mio nonno materno - quello dei Western e del Cinema - non c'è giorno in cui non rimpianga il fatto che non possa avermi visto crescere e diventare uomo, ed aver conosciuto i suoi bisnipoti, al mio amico Emiliano con il quale avrei ancora voluto ridere e scherzare e parlare di film e di dischi, alla mia piccola Agnese, che avrei voluto crescere accanto ai Fordini, sento il mio cuore spezzarsi, anche se so di essere il tipo di persona in grado di sopravvivere sempre, anche se so di avere tutti i motivi per gioire di essere qui e godermi la vita che ho costruito.
E' una brutta bestia, la perdita.
Così brutta che per affrontarla, a volte, occorre chiedere aiuto al mostro che è in noi.
Quello pronto a fare la guerra al mondo e a noi stessi, e ricordarci che non è detto che una strega sia necessariamente colpevole, ed un principe colpevole non sia il miglior re che si possa immaginare.
Quello pronto a ricevere i nostri colpi, e a portarci in un palmo di mano quando ci facciamo piccoli piccoli, come bambini.
Quel giorno, tornando da scuola con mio padre, rimasi in silenzio, senza versare una sola lacrima.
Mi bastò guardare mia madre quando aprì la porta di casa, per scoppiare a piangere.
Davanti alla perdita possiamo essere delle rocce, e come rocce sgretolarci.
E non è detto che tutti i mostri vengano per nuocere.
Anche quando fanno male.
Anche quando fanno paura.
Bayona deve conoscere bene quei mostri. O averne colto in pieno lo spirito.
E soprattutto il cuore.
Lo stesso che, sempre di più, cerco nei film che guardo.
Voglio sentire ogni battito.
Voglio sentire la vita.
Perchè è solo con la vita che si supera una perdita.
La vita è il nostro mostro.
E non c'è giorno in cui non lo si debba ringraziare.




MrFord




 

venerdì 26 maggio 2017

Under the shadow (Babak Anvari, UK/Giordania/Qatar/Iraq, 2016, 84')




Il Cinema mediorientale, iraniano in particolare, ha sempre esercitato un fascino notevole sul sottoscritto fin dai tempi della scoperta del Maestro Kiarostami, che ho adorato e probabilmente adorerò fino a quando adorerò la settima arte: con il suo allievo Panahi, poi, e qualche scoperta giunta negli anni, posso affermare con certezza di aver trovato un tipo di approccio che riesce quasi sempre a convincermi, povero e profondo ad un tempo, e che aspettavo al varco rispetto a questo insolito horror - anche se sarebbe più corretto, a mio parere, chiamarlo thriller - giunto qui al Saloon spinto dalle critiche positive raccolte in rete.
Come sempre, in questi casi, l'hype e le aspettative creano ostacoli decisamente ardui da superare per una pellicola, e quando capita - come per Under the shadow - che la stessa non sia propriamente memorabile, finiscono per appesantire il fardello e, di conseguenza, il mio giudizio nel momento di scrivere il post: in realtà non vorrei andarci troppo pesante, con questo film piccolo ma per nulla privo di idee e riflessioni legate in special modo alla situazione sociale iraniana ed al ruolo della donna così come allo "spettro" della guerra, dunque mi limiterò a sottolineare due cose che hanno avuto un ruolo fondamentale nel farmi considerare Under the shadow decisamente sopravvalutato rispetto a quanto avevo letto in proposito.
La prima è, ed è assolutamente triste per un prodotto di questo tipo, che non inquieti o spaventi per nulla, e che anzi, abbia finito per stimolare nel sottoscritto, nel corso della visione, la febbrile ricerca di una sequenza che potesse quantomeno regalare un minimo jump scare, senza successo.
La seconda è data dal fatto che la "povertà" stilistica che di norma rende il Cinema iraniano così interessante - l'accostamento con il nostro neorealismo per me è quasi naturale - finisca per cozzare con un genere che non prevede un approccio antispettacolare, a meno che non si tratti di qualcosa di talmente potente in termini di atmosfere da far passare lo spettatore perfino oltre all'estetica - come per Radice quadrata di tre, uno degli horror a bassissimo costo più spaventosi che abbia mai visto anche rispetto a titoli con produzioni da cifre di gran lunga superiori -.
Il risultato è dunque un tentativo e poco più, che già a distanza di ventiquattro ore dalla visione inizia a scomparire dalla memoria e non riesce ad essere evocativo come un djinn vorrebbe essere - quantomeno potrebbe essere interessante andarsi a leggere qualcosa su queste mitiche figure della letteratura mediorientale -: uscendo dal contesto e concentrandosi, al contrario, sul conflittuale rapporto mostrato tra madre e figlia protagoniste del film si finisce per trovare qualche spunto in più, neanche si fosse catapultati in una versione "povera" del Babadook che tanto colpì la blogosfera un paio d'anni or sono - altro film, per quanto ben realizzato, sicuramente sopravvalutato -.
Ma rispetto a quanto mi sarei aspettato, posso tranquillamente affermare che l'ombra sotto la quale pensavo di trovarmi avventurandomi in questa visione era decisamente più nera e minacciosa della nebbiolina che mi ha fatto compagnia per un'ora e venti scarsa.
E di nebbia, purtroppo, me ne intendo.



MrFord



 

giovedì 25 maggio 2017

Thursday's child



Si avvicina l'estate, e tra pirati e squali anche il Cinema apre le porte alle suggestioni della stagione più calda e easy dell'anno.
Riusciranno il clima finalmente torrido e le ambientazioni non sempre favorevoli a far tornare ai livelli di una volta la rivalità tra il vecchio Ford ed il finto giovane Cannibal?
Solo il tempo lo dirà.


"Stai attenta, Ford e Cannibal potrebbero farsi vedere da un momento all'altro!"


Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar

"Mi vuoi dire che anche Ford è passato alle e-mail!? Non ci posso credere!"

Cannibal dice: So che Ford, come un po' tutti i vecchi, ama le storie di pirati. Quel che non ricordo è se sia un fan della saga con Jack Sparrow, o se la considera troppo moderna e magari pure uno sputtanamento per la categoria. Per quanto mi riguarda, dei pirati non me n'è mai fregato un beneamato ca**o e, da buon Peter Pan quale sono, si sono sempre rivelati miei acerrimi nemici. Come le era un tempo il Pirata Ford, che ormai preferisce prendersela con filmetti come Baby Boss piuttosto che con me.
Ford dice: sono da sempre un fan accanito dei pirati, non troppo della saga con protagonista Johnny Depp. Partita discretamente, resa quasi cult con un ottimo secondo film - quello con Davey Jones, il mio favorito totale -, è poi stancamente andata alla deriva.
Onestamente, non nutro grosse aspettative per questo nuovo capitolo, anche se come popcorn movie estivo potrebbe anche starci.


47 metri

"E così Cannibal dovrebbe finire a fare da bastoncino Findus per gli squali."

Cannibal dice: Horrorino con le belle Mandy Moore e Claire Holt che in periodo estivo potrebbe tornare utile. Anche se a me queste avventure marine da Squalo dei poveri fanno paura quasi quanto Mr. Ford, sempre per rimanere in tema di cattivoni dei poveri.
Ford dice: film estivo e squalesco che avevo già visto e recensito l'anno scorso - http://whiterussiancinema.blogspot.it/2016/09/in-deep-johannes-roberts-uk-2016-87.html - e l'avevo considerato una robettina leggera tanto da dimenticarmene completamente e scrivere un primo commento all'uscita dello stesso come se fosse un nuovo titolo. Le aspettative, comunque, non erano neppure troppo diverse dal risultato.

 

2night

"Droga dello stupro, eh!? Usi lo stesso metodo di Cannibal!"

Cannibal dice: Filmetto boy meets girl all'italiana che potrebbe essere una di quelle cannibalate intimiste perfette per far venire il voltastomaco a Ford. Speriamo sia davvero così.
Ford dice: spero davvero si tratti di una stomachevole cannibalata da bottigliare, anche perchè quest'anno ha già visto me e Peppa d'accordo fin troppe volte.


Cuori puri

"Sai che quando tirano le orecchie a Ford per il compleanno arrivano direttamente al successivo?"

Cannibal dice: Altro filmetto adolescenzial-romantico made in Italy, solo che questo mi attira molto meno rispetto a 2night. Così, è una sensazione che ho a pelle. Come quando sento avvicinarsi Ford e sulla pelle mi vengono subito i brividi.
Ford dice: come se non bastasse 2night, anche questo Cuori puri, che, purtroppo di nuovo d'accordo con Cannibal, mi pare perfino meno appetibile dell'indigesto precedente.

 

Ritratto di famiglia con tempesta

"Una recensione sensata di Cannibal? Ma non fatemi ridere!"

Cannibal dice: Giapponesata buona per i cinema d'essai, se esistono ancora, per i festival cinematografici (peccato solo essere a Casale Monferrato e non a Cannes), o per una lagnosa rassegna fordiana accompagnata da sushi. Che io naturalmente non mangio.
Ford dice: fordianata autoriale che potrebbe essere una delle sorprese della settimana, a patto di resistere all'istinto di uscire a massacrarsi di sushi prima di una robusta bevuta nel pieno spirito della bella stagione, che dalle mie parti va poco d'accordo con le visioni impegnate.

 

Alamar

"Chissà se Ford ha già buttato a mare Cannibal?"

Cannibal dice: Messicanata che pure questa sa di film pseudo autoriale da festival di quelli di cui una volta si parlava spesso su White Russian. E ora che manco quel bloggaccio se li fila, mo' chi li guarda più?
Ford dice: seconda fordianata autoriale della setttimana, vale il discorso fatto sulla prima. Anche se, non fosse altro che per dare fastidio a Cannibal, si potrebbero recuperare entrambi.

 

Cloud
Cannibal dice: Commediola canina del 2014 che esce ora, non si sa bene perché e dietro richiesta di chi. So solo che sento già abbaiare gli attori manco si trattasse di un action con Lundgren + Van Damme + Stallone + Ford.
Ford dice: ma per quale motivo fare uscire un film di tre anni fa tre, a meno che non si tratti di una figata action con Sly!?!?

 

Milano in the Cage – The Movie

"Il prossimo sei tu, Cannibal!"

Cannibal dice: Cos'è 'sta roba? Il film su Mister James Ford che tutto il mondo (non) aspettava?
Ford dice: pur essendo milanese, non ho assolutamente idea di cosa sia questa roba. Probabilmente una trappola organizzata da Cannibal per cercare senza successo di far fuori il sottoscritto.

 

mercoledì 24 maggio 2017

La bella e la bestia (Bill Condon, USA/UK, 2017, 139')




Se esistesse una classifica dedicata ai film più inutili mai realizzati, o dei quali non si sentiva certo il bisogno, con ogni probabilità questa versione live action di La bella e la bestia - splendido film d'animazione Disney che segnò il cambio di marcia del colosso fondato dal vecchio Walt negli anni novanta - si batterebbe con le unghie e con i denti - da vera bestia, per l'appunto - in modo da conquistare una posizione di rilievo: del resto, quando dietro la macchina da presa c'è Bill Condon - che molti ricorderanno per il suo "esemplare" operato nel corso della saga di Twilight - una certa garanzia pare evidente, e se a questo aggiungiamo una Emma Watson più cagna maledetta del solito, un Dan Stevens che fa rimpiangere a tutti i suoi fan dei tempi di The guest ed un Ian McKellen pagato per cinque minuti di faccette neanche fosse Depp in Alice in Wonderland, il gioco è fatto.
Certo, quasi nulla è stato modificato rispetto all'originale, ma questo non fa che rendere il paragone ancora più impietoso: questa noiosissima versione, infatti, pare essere stata totalmente privata della magia che il buon, vecchio cartone animato riesce a regalare ancora oggi, esempio lampante di quanto importante sia il cuore in qualsiasi produzione, a prescindere dagli scopi commerciali per i quali è stata biecamente e banalmente creata a tavolino - come questa -.
Un fallimento su tutta la linea che mi è costato un paio delle ore più noiose di visione degli ultimi mesi, nel corso delle quali con Julez abbiamo sfiorato più volte l'idea di premere stop e porre fine alle nostre sofferenze e di cercare di restare svegli stando dietro ai Fordini sempre più scatenati ed alla giostra delle faccende di casa nel momento più caotico della giornata, quello della preparazione della cena.
Una produzione inutile, finta e posticcia, trionfo di effetti creati ad uso e consumo del 3D e della retorica senza alcuna scintilla che rende un film ancora peggiore di quanto in realtà non possa essere.
Ed affidandomi al nuovo corso del Saloon più spiccio e senza troppi giri di parole, mi pare di avere già scritto fin troppo.




MrFord




martedì 23 maggio 2017

Insospettabili sospetti (Zach Braff, USA, 2017, 96')




Nel corso delle ultime stagioni cinematografiche la mancanza di nuove idee così come di produzioni, personaggi e situazioni pronti a diventare instant cult ha provocato un fenomeno decisamente curioso, quello della riscossa dei "vecchietti", leggende dello schermo dal punto di vista attoriale o di charachters riproposte in modo da solleticare la fantasia dei nuovi fan e l'amarcord dei vecchi: dalla saga degli Expendables ai ritorni di Rocky e Terminator, passando per operazioni come Il grande match o Stand up guys, chiaramente basate sull'effetto nostalgia.
Inutile dire che, per la maggior parte di questi titoli, il mio livello di esaltazione sia stato piuttosto alto, essendo cresciuto fortunatamente in un decennio - i mitici eighties - che praticamente ha macinato cult uno dietro l'altro: purtroppo, però, ormai il fenomeno ha raggiunto il suo punto di saturazione, e così come per i supereroi - altro genere ultimamente andato alla grandissima - rischia di stancare perfino i fan più accaniti come il sottoscritto.
Questo Insospettabili sospetti - terribile adattamento italiano, come al solito, dell'originale Going in style - fa parte, purtroppo, del novero: nonostante, infatti, la presenza di tre mostri sacri come Morgan Freeman, Alan Arkin e Michael Caine, alcuni passaggi molto divertenti ed una riflessione sociale non banale, il lavoro di Zach Braff - che tutti noi ricorderemo per Scrubs davanti alla macchina da presa, ma non è da dimenticare l'interessante La mia vita a Garden State, realizzato invece come autore - si presenta come inplausibile e poco avvincente nonostante il minutaggio favorevole, finendo per trasformarsi da commedia dissacrante sull'avanzare dell'età e sul riscatto dell'uomo della strada nel più classico dei film buonisti pronti a mettere d'accordo tutti con il più prevedibile finale che si possa immaginare.
Certo, il prodotto funziona, non fa incazzare ed è perfetto per una visione disimpegnata, ma non aggiunge nulla a questo nuovo "genere", ed anzi finisce per confermare i dubbi rispetto ad una saturazione del mercato dello stesso: Michael Caine e soci che scherzano a proposito di quanti anni restano loro da vivere sono sempre mitici da vedere, ma forse è ora di cominciare a valutare di tirare fuori dal cilindro qualche idea nuova che vada oltre il (ri)pescare attori, situazioni e personaggi che siano garanzie e sbatterli sullo schermo sicuri che bastino i loro nomi a portare a casa il risultato.
Ad ogni modo, doveste aver voglia di un film leggero ed innocuo, pronto a riempire una serata in cui il sonno e la stanchezza la fanno da padroni, Insospettabili sospetti farà al caso vostro.
Non aspettatevi troppo, e non pensiate che si possa andare avanti ancora per molto così: e certo non a causa del poco tempo che sulla carta rimane a certi pezzi da novanta.




MrFord



lunedì 22 maggio 2017

Scappa - Get Out (Jordan Peele, USA, 2017, 104')




Archiviati gli anni novanta e l'epoca d'oro di un certo tipo di thriller, riuscire nell'impresa di centrare il bersaglio con un film "dal fiato corto" - dello spettatore, ovviamente - è stato merce rara almeno quanto confezionare un horror che riuscisse davvero a spaventare.
In tempi recenti, di degni appartenenti a questa schiera ricordo soltanto l'Hush che fu sorpresa la scorsa estate e, pur considerandolo a tutti gli effetti un film dell'orrore, Eden Lake, e per il resto, principalmente robetta.
Il Get out di Jordan Peele, giunto dalle parti del Saloon in anticipo rispetto all'uscita italiana spinto da opinioni lusinghiere raccolte oltreoceano - dove ha avuto un successo clamoroso -, si poneva dunque di fronte ad una prova ardua, nonchè alla circospezione del sottoscritto: e devo ammettere con piacere il fatto che, pur non essendo perfetto, sia riuscito a superare la prova più che bene.
A prescindere, infatti, dall'assunto di base che qualcosa non vada e che sia palese il fatto stesso che non vada - ma, del resto, cose come Rosemary's Baby hanno insegnato che non è necessario mettere in dubbio l'evidenza per inquietare - Get out procede prendendosi il tempo necessario con piglio deciso - esempio lampante la sequenza bellissima con il protagonista intenzionato ad uscire in giardino per la sigaretta notturna - prima di esplodere in un'escalation finale che è riuscita in una certa misura a ricordarmi l'Haneke di Funny Games e che affronta in modo senza dubbio intelligente una delle tematiche più importanti degli States attuali, in bilico tra Trump e le ferite passate, ovvero la questione razziale.
Qualcosa, da una parte e dall'altra - così come nell'epilogo - viene concessa rispetto all'ottica della grande distribuzione -purtroppo-, ma il film funziona ed intrattiene a dovere, non pecca in logica e sfrutta la curiosità crescente dell'audience in modo da portare avanti un plot che, come già sottolineato, pare evidente fin dal principio e crea tensione principalmente grazie all'attesa del momento in cui la situazione esploderà divenendo a tutti gli effetti senza ritorno, senza per questo dimenticare alcune parentesi senza dubbio ironiche.
A dare supporto al tutto, un cast ben assortito ed in parte, un'atmosfera in bilico tra Eyes Wide Shut - anche citato - e Non aprite quella porta - privo della componente slasher - ed un naturale senso di straniamento e disagio nato per empatia con il main charachter, cataputato in un vero e proprio incubo ben lontano dall'idea di passare il weekend con i genitori della propria fidanzata - ed in questo senso, ho decisamente giocato con Julez al solo pensiero di quando la Fordina comincerà a portare a casa degli "accompagnatori" - e sentirsi a disagio nel confronto con gli stessi.
A prescindere, infatti, dalla parte scientifica dell'evoluzione della trama - comunque interessante, considerata l'esigenza e la presunzione di alcuni esponenti delle classi sociali "alte" di potersi permettere di vincere anche il Tempo e la Natura -, Get Out funziona come thriller e come survival, inchioda come si deve alla poltrona e tiene benissimo il campo - un campo difficile, come già sottolineato - dal primo all'ultimo minuto, senza sbruffoneggiare con ambizioni troppo alte ma allo stesso tempo mostrando tutta la solidità dei prodotti con le palle.
Di quelli che sopravvivono ai confronti ed ai pregiudizi.
Di quelli che gli appassionati cercano e bramano come l'aria.
Ed è bello, in questi casi, venire soddisfatti.
Anche se il prezzo è una visione a cuore non troppo leggero.




MrFord



sabato 20 maggio 2017

Part time summer



Con l'avvicinarsi dell'estate, complici la voglia di vivere la bella stagione ed una blogosfera morta come raramente era stata, anche White Russian riduce il suo spazio: a partire da questo fine settimana, infatti, adotterò almeno fino a settembre un orario "da ufficio" con post da lunedì a venerdì.
Se non altro, sarà molto contento Cannibal.
Intanto, buon inizio estate a tutti.



MrFord

venerdì 19 maggio 2017

Baby Boss (Tom McGrath, USA, 2017, 97')




Nel corso degli anni, per quanto qui in casa Ford si amino franchise come Kung Fu Panda e Dragon Trainer, ho imparato a diffidare e non poco delle produzioni Dreamworks: se, infatti, di norma Ghibli e Pixar sono praticamente delle garanzie che non sbagliano (quasi) mai un colpo, il colosso padre di Shrek e soci spesso e volentieri incappa in quei terribili scivoloni che fanno credere fuoco e fiamme con un trailer accattivante per poi rivelarsi film assolutamente inutili, o ancor peggio orribili - ho ancora impressa nella memoria l'esperienza agghiacciante vissuta con Trolls -: purtroppo per il sottoscritto - la Fordina ancora se ne sbatte abbastanza di quello che passa sulla tv, a parte per un paio dei titoli preferiti di suo fratello, come Monsters&Co e Oceania - Baby Boss si è rivelato uno di questi.
Inizialmente non convinto e dunque spinto al recupero grazie ad un paio di recensioni inspiegabilmente positive, ho trovato il lavoro di Tom McGrath troppo complesso per i piccoli - non credo che i bambini sotto una certa età possano comprendere i riferimenti al mondo degli adulti nonchè alle dinamiche psicologiche presenti tra fratelli maggiori e minori - ed assolutamente impalpabile per i grandi, considerato che non si tratta di un prodotto coinvolgente o forte dal punto di vista emotivo - nonostante il finale volutamente strappalacrime e ruffianotto - da un lato e neppure divertente dall'altro - non ricordo una sola battuta di quelle che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto far venire giù la sala dalle risate -.
Come se non bastasse - ma in questo caso non imputo completamente il fallimento agli autori della sceneggiatura, essendo tratta da un libro che non ho letto - la storia risulta poco avvincente e tirata per i capelli, la versione del mondo prima della nascita mi ha riportato alla mente l'altrettanto scarso Cicogne in missione ed il ritmo latita nonostante siano presenti i soliti e numerosi inseguimenti che fanno parte del moderno Cinema d'animazione americano - Pixar compresa, pur se con risultati clamorosamente diversi -.
Un'ora e mezza e poco più, dunque, inutili come nei peggiori casi di tempeste da bottigliate, anche se non così terribili da poter pensare di mettersi in competizione con i grossi calibri che si affronteranno a fine anno nella sanguinosa battaglia per il Ford Award dedicato al peggio del duemiladiciassette, che già ora, a sette mesi di distanza, appare già una guerra in stile Westeros con tanto di bagni di sangue incorporati.
Voi che potete, dunque, se avete poco tempo, sapete già di poterlo risparmiare: e magare dedicarvi a fare un bambino con la compagna o il compagno, cosa che vi renderà protagonisti di un film decisamente più bello e coinvolgente di questo.




MrFord



 

giovedì 18 maggio 2017

Thursday's child







Nuova settimana di uscite in sala purtroppo - almeno sulla carta - molto meno entusiasmante di quella appena trascorsa, nonostante in giro si parli maluccio di Covenant - che non ho ancora visto - e King Arthur si sia rivelato una mezza delusione: molti film italiani, un film che ha sbancato a sorpresa negli States, tante scommesse.
Accanto a me - purtroppo per tutti noi -, come di consueto, il blogger più fastidioso della rete, Cannibal Kid.


"Mi raccomando: non rivolgere mai la parola a Cannibal Kid. Potresti trasformarti in un radical chic!"



Scappa – Get Out

"Stai qui tranquillo, Cucciolo Eroico. Tieniti lontano da Ford!"

Cannibal dice: L'horror-comedy low-budget che a sorpresa ha conquistato il pubblico americano si confermerà la rivelazione dell'anno anche dalle nostre parti? Oppure sarà una roba da cui scappare, manco si trattasse di Mr. James Ford in persona?
La risposta nei prossimi giorni solo su Pensieri Cannibali®.
Ford dice: thriller che ha letteralmente spopolato negli States e che potrebbe rivelarsi una delle sorprese di questa spenta primavera. Ne varrà la pena, o sarà una pena?
A brevissimo la risposta, ovviamente su White Russian.

 

I peggiori

"E così non pasteggi a White Russian? Sei davvero una mammoletta come Cannibal!"

Cannibal dice: Dopo l'ottimo Lo chiamavano Jeeg Robot, film di cui tutti hanno giustamente parlato benissimo tranne il solito scettico bastian-bastard contrario Ford, un nuovo cinecomic italiano, anzi romanesco che promette bene. Riuscirà a convincere i due peggiori blogger dell'Internet?
Ford dice: l'entusiasmo eccessivo per i film italiani discreti usciti in questi ultimi anni da parte di critici radical come Cannibal ha ulteriormente alzato le mie difese rispetto ai prodotti nostrani. Riuscirà questo I peggiori a rivelarsi, al contrario, uno dei migliori del genere, almeno qui da noi? Sinceramente, spero proprio di sì. E spero che la risposta divida me e Peppa Kid come ai bei tempi.

 

Fortunata

"Che palle! Ma quando finiscono di insultarsi a vicenda, quei due bloggers?"

Cannibal dice: Altro film italiano promettente della settimana. Il nuovo di Sergio Castellitto, regista che nonostante la mia diffidenza iniziale mi ha convinto con diverse pellicole, con un cast che vanta Jasmine Trinca, Stefano Accorsi e Alessandro Borghi. Sarà in pratica l'unico rappresentante del nostro cinema al Festival di Cannes appena partito, sebbene non nel Concorso principale bensì nella sezione Un Certain Regard, e sono convinto saprà farsi valere. E forse potrebbe piacere pure a Ford che ormai, oltre che mio ex nemico, sta diventando anche ex nemico del cinema nazionale.
Ford dice: Castellitto mi è sempre piaciuto, e ho letto discretamente bene di quella che potrebbe essere la fortunata pellicola italiana da consigliare della settimana, dunque, dovendo scegliere qualcosa di proveniente dalla Terra dei cachi, vado con questo.
Sperando di essere fortunato e non trovarmi di fronte alla solita cannibalata.

 

7 minuti dopo la mezzanotte

Cannibal  Ford in un momento - rarissimo - di tenerezza.

Cannibal dice: Nuovo film di Juan Antonio Bayona, di ritorno ad atmosfere fanciullesche/fantasy/inquietanti alla The Orphanage dopo il deludente (almeno per me) The Impossible. Mi sembra un possibile incrocio tra Tim Burton, Steven Spielberg e Guillermo del Toro, ma riuscirà a trovare la sua identità, così come Ford lontano dalla mia ingombrante ombra?
Ford dice: altro film del quale in giro ho letto molto, e spesso bene. Devo ammettere che non vado pazzo per Bayona - sopravvalutato The Orphanage, bruttino The impossible -, eppure la curiosità è riuscita comunque a salire.
Salirà di nuovo anche l'odio tra il sottoscritto ed il Cucciolo Eroico?

 

The Dinner

"Anche qui niente White Russian a tavola: darò un voto negativo su Trip Advisor!"

Cannibal dice: Richard Gere continua a girare film che non si fila nessuno e per lui i tempi d'oro sembrano parecchio lontani. Anche questa sua nuova pellicola, un dramma da camera a tematica politica, non sembra avere un forte appeal, però il regista è il valido Oren Moverman che con Oltre le regole – The Messenger aveva incredibilmente entusiasmato sia me che Ford, quindi potrebbe meritare una possibilità.
Ford dice: guardando il trailer di questo film mi sono detto "Cazzo, ma ormai Gere gira film tutti uguali?", ed ero pronto a bollarlo neanche fosse l'ultimo di Malick come una robetta dimenticabile, quando ho scoperto che il regista è Oren Moverman, che con Oltre le regole era riuscito nella un tempo ardua impresa di mettere d'accordo i due quasi ex nemici giurati della blogosfera.
Speriamo che questo The dinner compia l'ardua impresa - in questi tempi - di riportarli in disaccordo.


Orecchie

"Una foto di Cannibal e Ford? Bruciala, quei due sono il demonio!"

Cannibal dice: Questa settimana escono già due film italiani promettenti, quindi questo lo lascio volentieri alle orecchie da Amplifon e agli occhi accecati di Ford.
Ford dice: non voglio essere troppo buono con il Cinema italiano, e neppure con le orecchie di Cannibal, che potrebbero essere afferrate per fargli subire una qualche nuova manovra di wrestling.

 

Sicilian Ghost Story

"Spero di non incontrare nel bosco il Cannibal cattivo."

Cannibal dice: Una misteriosa fiaba siciliana che passo anch'essa a quel ghost vivente di Ford.
Ford dice: è quasi estate, di ghost stories non voglio neppure sentir parlare.

 

My Italy

"Cosa vorrà dire questa scena? Non lo so neppure io!"

Cannibal dice: Pellicola sperimentale e artistica italiana che sa di radical-chiccata troppo clamorosa. Persino per me.
Ford dice: radicalchiccata mostruosa che spero di non trovarmi mai di fronte, neanche si trattasse di Cannibal durante una delle sue corsette di allenamento.

 

Alcolista

"Pensavo di riuscire a bere quanto Ford, ma evidentemente mi sbagliavo!"

Cannibal dice: Altro film italiano della settimana (il sesto!). Questo pare perfetto per quel blogger alcolista che scrive i suoi deliri alcolici su White Russian.
Ford dice: nonostante il titolo possa invogliarmi a scoprire di cosa si tratta, direi che, al sesto film, il Cinema italiano ha rotto le palle anche questa settimana. Più di Cannibal.

 

La notte che mia madre ammazzò mio padre

"Tieni giù le mani: il bicchiere è mio!"

Cannibal dice: In mezzo a tante pellicole italiane, eccone anche una in arrivo dalla Spagna. Sembra la solita commedia grottesca brutta copia di Almodovar che potrebbe piacere a Ford e non a me, ma potrei sbagliarmi (anche se questa è una cosa che non capita quasi mai).
Ford dice: di Almodovar ce n'è uno, tutti gli altri son nessuno. Un po' come Ford. Ahahahahah!