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sabato 28 febbraio 2015

Stage fright

Regia: Jerome Sable
Origine: Canada
Anno: 2014
Durata:
89'





La trama (con parole mie): Kylie Swanson, diva in ascesa del musical, la notte del suo più clamoroso successo come protagonista di uno spettacolo che ricorda Il fantasma dell'Opera viene barbaramente uccisa lasciando orfani i suoi due figli, accolti come da un padre da parte del produttore e compagno della donna, Roger McCall. 
Dieci anni dopo Camilla e Buddy, al lavoro come inservienti nel campo estivo basato proprio sulla cultura del musical diretto da Roger, vengono a scoprire che verrà organizzato da studenti ed ex studenti una rilettura dello show che rese immortale la loro madre: e mentre Buddy cercherà di tenersi ai margini dell'operazione, Camilla finirà travolta da quell'irrefrenabile bramosia di luci della ribalta che costò la vita alla genitrice, finendo per guadagnare lottando con le unghie e non i denti - e non solo - il ruolo di protagonista.
Nel corso della preparazione della messa in scena, però, un misterioso omicida comincia a mietere vittime in tutto il campo, attendendo il suo vero e proprio tripudio conclusivo, che secondo i piani dell'improvvisata versione reale del nuovo "fantasma" avverrà proprio con il debutto dello show. 
Chi finirà per averla spuntata, una volta che i riflettori si saranno spenti?








Gli ultimi anni non sono stati certo teneri con l'horror, ed in misura ancora maggiore con il suo pubblico, costretto nove volte su dieci - quando andava bene - a confrontarsi con pellicole che definire di terza fascia continua ad apparire ottimistico.
Da grande appasionato del genere fin dai tempi dell'infanzia, ho finito per vivere con grande dispiacere questo momento di crisi apparentemente senza uscita, accogliendo tiepidamente i titoli proposti dalla grande distribuzione così come dal sempre ribollente universo della blogosfera: così Stage fright, interessante rilettura che unisce come in un cocktail apparentemente sconnesso musical e slasher, ha preso polvere nell'hard disk di casa Ford per un paio di mesi prima di vedersi chiamato in causa e sperimentato sulla pelle, quasi il timore dell'ennesima robetta neppure degna delle bottigliate superasse, di fatto, la curiosità motivata da una serie di recensioni decisamente positive passate in rete.
Devo ammettere, invece, che tutti i miei colleghi pronti a parlarne bene - perfino il mio acerrimo rivale Cannibal Kid - hanno avuto gran ragione ad avere più fretta di me di gustarsi questo sorprendente, nerissimo e divertente ibrido: oltre ad essere stato curato alla grande, quasi mescolando le atmosfere di cult come i Venerdì 13 o Scream - per quanto continui a considerare quest'ultimo sopravvalutato - alla struttura classica del musical - realizzando una scrittura ottima di canzoni come se ne intendono per lo standard del film musicale pur inserendo generi di norma non considerati come il metal -, gestendo elementi profondi e non da poco come il rapporto tra fratelli ed i segni che traumi infantili possono lasciare nell'intimo di chi li subisce tanto da rendere diametralmente opposte le reazioni di persone all'apparenza molto simili, l'opera firmata da Jerome Sable funziona quasi senza cedimenti dall'inizio alla fine.
Grazie, dunque, ad un cocktail insolito ma ben dosato, facendo affidamento sull'esperienza di veterani come Meat Loaf e sulle doti non solo canore di volti nuovi come la protagonista Allie MacDonald, il regista canadese Jerome Sable riesce a sorprendere come pochi altri nel corso delle ultime stagioni gli appassionati di horror, regalando al pubblico un gioiellino che, seppur imperfetto - soprattutto nel finale - è impreziosito da almeno un paio di sequenze a dir poco splendide - il confronto e la rivelazione dell'identità dell'assassino, l'arrivo al campus dei giovani aspiranti lavoratori futuri della grande macchina di Broadway e la splendida canzone che chiude i titoli di coda, da seguire e ricantare dall'inizio alla fine - e finisce per rappresentare uno dei titoli "outsiders" più riusciti che si potessero concepire partendo da una trama decisamente già nota ed un genere che, ormai, pareva non avere davvero più nulla da dare ad una qualsiasi audience.
Come se non bastasse tutto questo, Sable è davvero bravo a sottolineare anche un altro aspetto "oscuro" del mondo dello spettacolo, legato alla voglia di conquistarsi le luci della ribalta ed al cambiamento interiore che la stessa, una volta cresciuta ed alimentata, possa portare a chi lo vive: da Eva contro Eva a Viale del tramonto, sono molti gli esempi classici in questo senso, ed il regista trasferisce le stesse sensazioni sfruttando non solo l'incipit con protagonista Minnie Driver, ma anche la parabola della sua main charachter, il rapporto di quest'ultima con il regista e la sua diretta rivale per il ruolo principale, l'evoluzione dello spettacolo e l'intrecciarsi delle minacce passate e presenti, quello che porterà il futuro, sempre che qualcuno particolarmente assetato di sangue non si metta in mezzo per dire la sua.
Una sorta di parabola, dunque, all'interno della quale il nemico più pericoloso con il quale confrontarsi è rappresentato dal momento in cui, divorati dal desiderio di primeggiare sul palco - emblematica, per quanto divertente, la sequenza dello scontro tra la protagonista mancata e l'assistente di scena riscopertosi primadonna -, dimentichiamo quello che potrebbe essere il prezzo da pagare al cuore.
Resta solo da capire se preferiremo avere sangue sulle mani o sulla coscienza.



MrFord




"Raining blood
from a lacerated sky
bleeding its horror
creating my structure
now I shall reign in blood!"
Slayer - "Raining blood" -




venerdì 27 febbraio 2015

Il colore dei soldi

Regia: Martin Scorsese
Origine: USA
Anno:
1986
Durata:
119'





La trama (con parole mie): Eddie Felson "Lo svelto", ex grande giocatore di biliardo, venditore di whisky per professione ed affarista per vocazione, incrocia per caso la strada del giovanissimo ed arrembante Vincent Lauria, fenomenale con la stecca e dal carattere esplosivo. Stimolato dal ragazzo, si offre di addestrarlo nella sottile arte della vittoria intesa come incasso portando dalla sua parte anche la più sveglia Carmen, ragazza di Vince.
Nell'ottica di partecipare ad un torneo importante ad Atlantic City, l'insolito terzetto si imbarca in un viaggio on the road di sei settimane che dovrebbe formare Vincent in modo da prepararlo nel migliore dei modi alla grande occasione: il tempo di oliare i meccanismi e lasciarsi alle spalle le prime scaramucce, ed ecco che la vecchia passione di Eddie torna a galla rompendo l'incantesimo.
Quando, proprio al torneo, i due si troveranno sul tavolo verde da avversari, i nodi verranno al pettine.
E a quel punto, chi sarà il vincitore? Quello sul campo o quello con i soldi?








Scrivo questo post nel nome dei vecchi tempi, e nel giorno del funerale del mio amico Emiliano.
Ed è tutto per lui, il ricordo.

So benissimo che Scorsese, nel corso della sua lunga e strepitosa carriera, è riuscito a fare molto di più di questo piccolo film forse più vicino ai tempi di Alice non abita più qui che non a quelli di Toro scatenato, e che lo stesso è stato frutto più della passione, che non dell'esigenza di portare sullo schermo qualcosa che segnasse per sempre la settima arte.
Eppure, se dovessi parlare con il cuore, Il colore dei soldi sarebbe una delle prime scelte, per quanto riguarda la filmografia del vecchio Marty.
In qualche modo, il ritorno sullo schermo di Eddie Felson - già protagonista del Classico di Robert Rossen Lo spaccone, film enorme che prima o poi mi deciderò a riproporre qui al Saloon - affiancato all'esplosivo figlio degli anni ottanta Vincent Lauria - interpretato da uno dei migliori Tom Cruise di tutti i tempi, clamoroso nella sequenza ritmata dalle note di Werewolves of London di Warren Zevon - rappresenta per il sottoscritto una delle più grandi dichiarazioni d'amore al Cinema dell'autore di The Wolf of Wall Street, una piccola scheggia impazzita fumosa e di provincia, una pellicola da losers, da margini della società, eppure a suo modo guidata dal sacro fuoco di chi ha voglia davvero di raccontare una storia, e riesce con il suo fervore nel miracolo di far appassionare anche un non conoscitore dell'argomento trattato - in questo caso, ed in una certa misura, il biliardo -.
Ad ogni modo, Il colore dei soldi rappresenta più di tutto un ritorno a casa, per il sottoscritto: un ritorno alla camera che dividevo con mio fratello, e che ci contendevamo a colpi di titoli fatti girare allo sfinimento con il videoregistratore, un ritorno a quel giorno in cui, per caso, nel negozio di cd usati che ancora oggi non so come sopravvive tra casa dei miei ed il parchetto in cui ho passato l'infanzia trovai il dvd, già fuori catalogo da un pezzo, e lo presi al volo, conscio di avere messo le mani su un tesoro, un rifugio, un luogo in cui fuggire nei momenti più bui.
Rappresenta Paul Newman, probabilmente l'attore più figo che Hollywood potrà mai produrre, l'uomo tutto d'un pezzo senza il bisogno di essere l'uomo tutto d'un pezzo, "il migliore", quello che "è tornato", "lo svelto".
Rappresenta i primi momenti di condivisione con mio fratello di una passione che ancora oggi ci lega, e che ho deciso di celebrare con una nuova visione a, credo, più di dieci anni dall'ultima, in barba alla colonna sonora strepitosa, al montaggio eccezionale di Thelma Shoonmaker - che per il sottoscritto resta la numero uno di sempre -, al cast in forma strepitosa, all'atmosfera, a questo stesso post: ho voluto recuperarlo come un'ancora di salvezza che mi portasse indietro ad un tempo in cui tutto era senza dubbio meno intenso, ma più semplice.
Ho voluto recuperarlo perchè oggi, salutando il nostro amico, ho visto mio fratello minore diventare un uomo e sono stato orgoglioso come un padre, e mentre con un sorriso mi godevo il grande Paul insegnare chi vince e chi perde a Tom e non vedevo già l'ora di poterlo condividere con il Fordino ripensavo a quando, sceso dal palco dopo aver parlato con una forza che non avrei immaginato, mio fratello si è fatto fragile ed io ero lì ad abbracciarlo, per quello che è stato uno dei momenti più importanti della nostra vita insieme.
Allargare le spalle e fare buon viso a cattivo gioco è fondamentale, se non si vuole rimanere schiacciati, e a volte è molto meglio portare dentro l'innocenza naif e l'arroganza di Vince, che non la scorza dura e le cicatrici di Eddie: a volte si vince perdendo, ed altre si perde vincendo.
Ma in fin dei conti, fanculo.
Quello che conta è che, a prescindere dalle recensioni, dai pareri critici e qualsiasi altra cosa, io amo questo film.
Lo amo per come è stato realizzato, per quello che rappresenta per me, per i ricordi e per quello che, forse, mi riserverà in un futuro.
Perchè il ritorno di Eddie Felson è anche il mio.
Ad ogni colpo che fa finire con il culo per terra, una rinnovata passione.
Perchè se non si vincerà questa volta, si vincerà la prossima.
E se non la prossima, quella ancora dopo.
Perchè si ritorna, sempre.
Fino a quando le energie, la voglia e la passione ce lo imporranno.
E onestamente, al momento non vedo una fine per le mie.




MrFord




"Well, I saw Lon Chaney walking with the Queen
doing the werewolves of London
I saw Lon Chaney, Jr. walking with the Queen
doing the werewolves of London
I saw a werewolf drinking a pina colada at Trader Vic's
his hair was perfect
werewolves of London again
draw blood."
Warren Zevon - "Werewolves of London" - 




giovedì 26 febbraio 2015

Thursday's child

La trama (con parole mie): passata - ma non smaltita - la delusione per la prevedibile e poco interessante Notte degli Oscar, attendo con ansia questo weekend che, almeno sulla carta, grazie al ritorno sul grande schermo di Paul Thomas Anderson promette di spazzare via tutti i film sopravvalutati e presunti Capolavori tanto decantati da quella bocca larga di Cannibal Kid ultimamente.
Ma sarà davvero così, o mi toccherà affrontare l'ennesima delusione? 


"Quello laggiù è Ford: beve più di te e me messi insieme!"
Vizio di forma

"A quel tordo del Cannibale ho rifilato quattro schiaffoni come se niente fosse. E' andato giù già al primo."
Cannibal dice: Il nuovo film di Paul Thomas Anderson, per quanto mi riguarda uno dei più grandi registi viventi insieme a Tarantino, Malick, Lynch, Von Trier, Inarritu e Coppola, intendo Sofia, è uno di quelli che attendo con maggiore curiosità. Sono pronto per un bel trip, più che per una semplice pellicola, e spero che l'Anderson migliore del mondo (sì, meglio di Wes e pure di Pamela!) non mi deluda.
Ford dice: uno dei film più attesi dal sottoscritto per questa prima metà dell'anno. Tratto da un romanzo splendido e stracult, interpretato da Phoenix, diretto da Anderson - Paul Thomas, che tra gli Anderson è il migliore senza dubbio -, spero proprio non deluda e vada a spazzare via tutti i fantasmi di una notte degli Oscar da dimenticare. E anche Cannibale, già che ci siamo.


Le leggi del desiderio

"Eccolo laggiù, è il re degli uccelli, Cannibal Kid!"
Cannibal dice: Una settimana molto Paul Thomas Anderson, questa!
A vedere il trailer di Le leggi del desiderio, non è potuto che venirmi in mente il personaggio interpretato da Tom Cruise in Magnolia. Peccato che Silvio Muccino non sia Tom Cruise, di certo non è quel Tom Cruise che aveva tirato fuori la performance migliore della sua intera carriera, e questa pellicola da lui scritta, diretta e interpretata rischi di essere come i suoi due film precedenti Parlami d'amore e Un altro mondo, ovvero una porcata. Detto ciò, io al Muccino Jr. non ce la faccio a volergli male, quindi questo film prima o poi lo vedrò, con la speranza di trovarci dentro qualcosa di buono. Quella speranza che ormai ho perso quando vado a leggere WhiteRussian - Edizione 2015.
Ford dice: a me Silvio Muccino è sempre stato in qualche modo simpatico. Da Come te nessuno mai a Il mio miglior nemico.
Certo, ora questo non significa che correrò a vedere questo film, che probabilmente mostrerà più i suoi limiti che altro.
Quindi lascerò che se lo sciroppi Peppa, in modo da orientarmi a seconda di quella che sarà la sua opinione, per fare ovviamente tutto il contrario rispetto a quello che consiglierà.



Kingsman - Secret Service

"Ma dici che vestito da vecchio come te posso cantargliele, al Ford!?"
Cannibal dice: un action con Colin Firth? So già che Ford lo odierà più di me!
Dopo aver visto il trailer, devo ammettere però che mi aspetto una pellicola piuttosto divertente e accattivante. Per una visione disimpegnata mi sembra possa andare più che bene e so che alla fine conquisterà pure quel burbero di Ford. Sempre che riesca a sopportare l'idea di un action senza Sly o Schwarzy o un altro di quegli pseudo attori che la recitazione manco sanno cos'è.
Ford dice: Colin Firth? Dopo aver sdoganato Liam Neeson, Cannibal promuoverà anche lui!
Nonostante il regista sia il vivace Vaughn, ho come l'impressione che ci troveremo di fronte ad una delle schifezzone cosmiche più terrificanti della stagione, dunque penso che la terrò come riserva nel caso in cui mi trovassi in astinenza da bottigliate, anche se il Cucciolo quest'anno pare aver deciso di non permettere che io mi trovi nella suddetta condizione.



Automata


"Grazie robot: almeno tu, che sei privo di cervello, riesci ad esprimere pareri cinematografici più sensati di quelli del Cannibale."
Cannibal dice: Una pellicola sci-fi con protagonista Antonio Banderas mi attira all'incirca quanto una colazione insieme a Ford preparata dallo stesso Banderas, però questo film pare non sia troppo male, quindi una visioncina ci può scappare.
Ford dice: questa curiosa pellicola sci-fi giace nel mio hard-disk da tempo immemore, e a quanto pare per un motivo. Avrò finalmente modo di godermela e proporla come una delle anti-cannibalate della settimana e forse anche del mese.



Motel


"Pronto, Alejandro? Riesci a recuperare un altro attore sull'orlo del fallimento?"
Cannibal dice: Un thrilleraccio con i bolliti John Cusack e Robert De Niro? Sembra promettente quanto una notte in motel in compagnia di quello psycho di Ford.
Ford dice: John Cusack? Robert De Niro? Mancano Johnny Depp e Cannibal Kid e i quattro moschettieri del Cinema bollito saranno riuniti! Non lo guarderò neanche sotto tortura.



Spongebob - Fuori dall'acqua


"Ora sì che siamo pronti ad affrontare Ford in un incontro di wrestling!"
Cannibal dice: Avevo visto il primo film di Spongebob una decina d'anni fa. Non so sotto l'effetto di quali sostanze, un mio amico mi aveva convinto a far chiodo all'università e andare al cinema a vedere il film di Spongebob. L'avevo trovata una visione parecchio allucinante, ma in senso più negativo che positivo, quindi questa nuova avventura della pur simpatica spugna marina la lascerò a quell'eterno bambinone di Ford.
Ford dice: non ho mai apprezzato molto Spongebob, anche se senza dubbio la simpatica spugna sarà sempre preferibile all'antipatico coniglione di Casale, e dunque penso che continuerò a vivere bene pur perdendomi la sua nuova avventura cinematografica. Anche se questo, purtroppo, non mi eviterà di dover affrontare quelle del mio rivale qui nella blogosfera, giorno dopo giorno.



The Repairman


"E con questo demolisco felicemente la macchinina di Marco Goi."
Cannibal dice: Da titolo, locandina e trailer sembra una pellicola indie americana pronta per il Sundance Festival. Invece si tratta di un film italiano. La possibilità di trovarci di fronte a un esordio intrigante c'è, così come allo stesso tempo c'è il rischio di avere a che fare con una semplice scimmiottatura del cinema indie a stelle e strisce, tanto quanto Ford è la scimmiottatura, oltre che di una scimmia, di un cowboy ammeregano.
Ford dice: finto film indie italiano che pare fatto apposta per il finto radical chic che mi ritrovo come antagonista. Da parte mia, lo ignorerò felicemente.



Patria


"Prova ancora a dare ragione a Peppa Kid e ti licenzio."
Cannibal dice: Film di grande attualità su un gruppo di operai che per protesta salgono su una torre. Potenzialmente interessante, nella realtà dei fatti lo sarà probabilmente molto meno.
Ford dice: io, per protesta contro l'Academy, Cannibal e tutti i sostenitori di Birdman, salirò su una torre per colpire tutti loro meglio e dall'alto con una valanga di bottigliate.



Maraviglioso Boccaccio


"Ma chi è quello!? Cannibal Kid!? Cacciatelo subito dal set!"
Cannibal dice: Il nuovo film dei fratelli Taviani, autori del sopravvalutato Cesare deve morire, questa volta alle prese con il Decamerone di Boccaccio?
Questa è una fordianata bella e buona, anzi brutta e cattiva!
Ford dice: alle spalle l'esperienza dello splendido Cesare deve morire, i Taviani hanno alzato l'asticella delle aspettative rispetto al loro nuovo lavoro. Sarà una conferma, o uno scivolone? Solo il futuro potrà dirlo.
Una certezza, però, c'è: peggio di quanto ha fatto l'Academy non potranno fare.



Un viaggio serio... ma non troppo


"Ma questo è davvero un film!?" "Non troppo, direi."
Cannibal dice: Film amatoriale della settimana. Peggio ci sono solo (forse) i filmini di Ford.
Ford dice: film amatoriale della settimana. Peggio ci sono solo (forse) i filmini di Von Trier che riprende Peppa vestito da Coniglione nella campagna piemontese.



Zanetti Story


"Grazie, Ford. Tu si che sei uno sportivo, mica come quello sporco juventino di Casale!"
Cannibal dice: Sul serio?
A questo punto la prossima settimana mi aspetto l'uscita di Ford Story.
Ford dice: uno dei giocatori simbolo dell'altra squadra di Milano che ho stimato davvero nella mia carriera di appassionato di calcio. Potrei, dunque, concedere una visione. Giusto per ricordare i tempi in cui su White Russian imperversavano i Mondiali.


mercoledì 25 febbraio 2015

Jupiter - Il destino dell'Universo

Regia: The Wachowskis
Origine: USA
Anno:
2015
Durata:
127'





La trama (con parole mie): Jupiter Jones, orfana di padre e sorta di Cenerentola dalla vita difficile, scopre da un giorno all'altro di essere l'erede al trono dell'Universo contesa dai tre rampolli di una delle famiglie più influenti, potenti e pericolose dello stesso.
Seguita come un'ombra da Caine Wise, ex soldato dai numerosi problemi, la giovane dovrà fare i conti non soltanto con la sua nuova natura e posizione "sociale", ma anche con ogni singolo membro degli Abrasax contando, di fatto, solo su se stessa ed i sentimenti che inizia a provare per il suo antieroico salvatore.
Riuscirà la ragazza a venire a capo degli intrighi di potere cosmici, salvare baracca e burattini, preservare le vite dei membri della famiglia e trovare lo spazio - in tutti i sensi - per una storia d'amore che le è mancata tutta la vita?
Il destino di Prescelta si rivelerà una maledizione o riuscirà a dare nuova linfa al suo futuro?








Forse i Wachowski dovevano semplicemente rimanere Andy e Lana.
Ed evitare sboronate galattiche come The Wachowskis.
Forse, ai tempi in cui trovai davvero bellissimo Cloud Atlas, fui troppo ottimista.
Forse avrei dovuto pensare che, perfino con il sopravvalutato Matrix, i due fratellini mi sono sempre sembrati due pipponi nerd con a disposizione budget stratosferici e poco altro.
E invece non l'ho fatto.
Ed ho approcciato Jupiter - Il destino dell'Universo come se dovesse rivelarsi una sorpresa positiva nonostante le numerose ed orrorifiche recensioni raccolte in tutta la blogosfera.
Grave, gravissimo errore.
Ho dunque scontato sulla pelle due ore piene di mortorio da sci-fi per adolescenti in crisi ormonale che pesca a piene mani dall'immaginario di Star Wars, Star Trek, Star quel cazzo che volete e lo shakera nel modo peggiore possibile: quello della soap tinta da favola che ha spesso e volentieri impazzato sul grande e piccolo schermo nel corso delle ultime stagioni.
Negli ultimi mesi neppure Taken 3 o le peggiori schifezze - fatta eccezione per l'inarrivabile Cinquanta sfumature di grigio - erano riuscite a lasciarmi con in bocca un amaro che sa di devastante dopo sbornia come questo Jupiter, infarcito di inutili effettoni e lasciato in mano ad un cast non solo per nulla in parte - Tatum imbarazzante nel ruolo di quasi Spock, Redmayne che dovrebbe ringraziare il fatto che l'Academy non abbia messo gli occhi su questo titolo, o si sarebbe giocato la statuetta pur essendo il meno peggio della brigata, Sean Bean imprigionato in quello che ormai è il suo ruolo standard, Mila Kunis con una palpebra perennemente calata rispetto all'altra alla peggiore interpretazione della carriera -, ma anche svogliato e poco convincente, ad una sceneggiatura al limite dell'elementare ed ad un ritmo che definire compassato sarebbe riduttivo.
A poco importa che il setting possa risultare affascinante agli occhi degli appassionati di astronomia o ai nerd in generale, così come assurdo risulta immaginare di poter realizzare un prodotto di fantascienza efficace e potente soltanto buttando a caso nel calderone elementi che hanno formato la giovinezza dei suoi autori: dal ruolo di Cenerentola di Jupiter/Mila Kunis e dall'inutile serie di siparietti dedicati alla sua vita sulla Terra alla sua "ascesa" - come dichiara anche il titolo originale, come al solito più azzeccato di quello nostrano - niente pare funzionare, neppure il desiderio di far passare questa robetta come fosse un nuovo piccolo cult indirizzato ai teenagers, che probabilmente considereranno, dato l'approccio, il tutto come il classico polpettone da sfigati secchioni ed appassionati di tutto quello che di norma è materiale da vessazione e presa per il culo.
Considerato quello che è il risultato - simile ad una sessione di giochi di ruolo passata in compagnia di sfigati che portano in scena personaggi fighissimi e quasi invincibili come il Caine di Tatum in modo da compensare la loro triste realtà quotidiana -, oserei dire che sbeffeggiare Jupiter - Il destino dell'Universo è quasi un dovere, se non un piacere per chi ama non solo il Cinema di fantascienza, ma la settima arte in toto.
Devo dunque a malincuore ammettere che la parentesi del già citato Cloud Atlas è stata solo una casualità - sempre che non decida di rivalutarlo, a questo punto -, e che i famigerati The Wachowskis sono tornati a fare quello che riesce loro meglio in pieno stile Aronofski: i pipponi.
E non ci sono pianeti miracolosi - come, di fatto, è Giove -, storie d'amore impossibili o ridicole dinastie reali dominatrici dell'Universo che tengano: perfino con le ali ed i pattini spaziali, questa roba apparirà sempre come il rifugio decisamente poco efficace di un paio di nerd mai usciti dal guscio.




MrFord




"Now that she's back in the atmosphere
with drops of Jupiter in her hair, hey, hey, hey
she acts like summer and walks like rain
reminds me that there's a time to change, hey, hey, hey
since the return from her stay on the moon
she listens like spring and she talks like June, hey, hey, hey
hey, hey, hey."
Train - "Drops of Jupiter" - 




martedì 24 febbraio 2015

Tiro al piccione: gli Oscar 2015

La trama (con parole mie): l'improvvisato avvinghiarsi di Jennifer Aniston ed Emma Stone che ho scelto per aprire questo post potrebbe essere definito - insieme alla splendida Jessica Chastain - l'unico momento degno di nota - o quasi - di una delle edizioni della celeberrima Notte degli Oscar personalmente più deludenti e prevedibili degli ultimi dieci anni.
Già alla vigilia il mio entusiasmo non è che volasse proprio alle stelle, e ad affossarlo completamente ci sono state alcune scelte dell'Academy a dir poco fallimentari, almeno qui al bancone del Saloon.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa ha prodotto la kermesse più nota del Cinema.





Miglior film: Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu

American Sniper di Clint Eastwood
Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu
Boyhood di Richard Linklater
The Imitation Game di Morten Tyldum
Grand Budapest Hotel di Wes Anderson
Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay
La teoria del tutto di James Marsh
Whiplash di Damien Chazelle


La statuetta più importante della serata, che speravo venisse assegnata al film migliore della selezione, Boyhood, è invece purtroppo finita tra le mani di Inarritu.
Non che Birdman sia un brutto film, anzi, io stesso fino ai suoi due terzi fui molto colpito ai tempi della visione: eppure l'entusiasmo che sta montando attorno a questo titolo solo buono dipinto a sproposito come un Capolavoro ha finito per rendermi l'opera migliore dello stesso Inarritu dopo Amores Perros assolutamente antipatica e spocchiosa.
Un pò come pensare ad un Messi che ti spara cinquemila palleggi in fila confrontato con una squadra tutta cuore che vince il campionato lottando allo spasimo all'ultima giornata.
Fondamentalmente, di tutto questo sfoggio di tecnica, alla fine, non mi importa un cazzo.




Miglior attore protagonista: Eddie Redmayne per La teoria del tutto

Steve Carell per Foxcatcher
Benedict Cumberbatch per The Imitation Game
Bradley Cooper per American Sniper
Michael Keaton per Birdman
Eddie Redmayne per La teoria del tutto

L'Oscar che più avrei assegnato a Birdman, alla fine, è stato l'unico a sfuggire alla macchina da guerra alata di Inarritu, centrando una delle due più grandi incazzature del sottoscritto rispetto alla nottata: il giovane Redmayne vince la statuetta dopo aver portato in scena la disabilità - punto debole dell'Academy - scippando l'ottimo Michael Keaton, che avrebbe strameritato.





Miglior attrice protagonista: Julianne Moore per Still Alice

Marion Cotillard per Due giorni, una notte
Felicity Jones per La teoria del tutto
Rosamund Pike per L'amore bugiardo - Gone girl
Julianne Moore per Still Alice
Reese Whiterspoon per Wild

Tutto come previsto alla vigilia. Anche in questo caso, la Moore è brava, ma parlando della singola interpretazione, Rosamund Pike avrebbe meritato e strameritato questa statuetta.
Ma l'Academy, si sa, è più conservatrice di Clint.




Miglior attore non protagonista: J. K. Simmons per Whiplash

Robert Duvall per The Judge
Ethan Hawke per Boyhood
Edward Norton per Birdman
Mark Ruffalo per Foxcatcher
J. K. Simmons per Whiplash

Altro Oscar annunciatissimo, assolutamente meritato ma terribilmente prevedibile. Quantomeno, il vecchio J. K. mi sta molto simpatico.


Miglior attrice non protagonista: Patricia Arquette per Boyhood

Patricia Arquette per Boyhood
Laura Dern per Wild
Keira Knightley per The Imitation Game
Emma Stone per Birdman
Meryl Streep per Into the woods

Una delle pochissime soddisfazioni di una nottata altrimenti pessima. Quantomeno un riconoscimento al dimenticato - e splendido - Boyhood.



Miglior regia: Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman

Richard Linklater per Boyhood
Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per Grand Budapest Hotel
Morten Tyldum per The Imitation Game

Prevedibile vittoria per Inarritu, direi anche piuttosto meritata - anche se Boyhood supera Birdman e Bennett Miller con Foxcatcher ha fatto un lavoro strepitoso -. Peccato solo che sarebbe dovuto essere il contentino per il regista messicano, e non un'ulteriore consacrazione.



Miglior sceneggiatura originale: Birdman

Boyhood
Birdman
Foxcatcher
Grand Budapest Hotel
Lo sciacallo

Personalmente avrei premiato Lo sciacallo o l'ottimo Foxcatcher, ma ancora una volta l'Academy si appiattisce consegnando tutto il possibile a Birdman. Del resto, non è stata proprio la mia notte.


Miglior sceneggiatura non originale: The Imitation Game

American Sniper
Vizio di forma
The Imitation Game
La teoria del tutto
Whiplash

L'avevo anche prevista, questa statuetta, tipica scelta da Academy senza palle, eppure con la vittoria di Redmayne è stata quella più in grado di irritarmi: ma mi chiedo e mi domando, hai tra le mani il nuovo lavoro di Paul Thomas Anderson tratto da Pynchon, santi numi, e consegni il premio al lavoro da scolaretto di Graham Moore!? Quantomeno avrei gradito un pò di palle con il premio ad American Sniper, senza contare che dopo la statuetta è toccato perfino il pistolotto strappalacrime del vincitore, emblema di un'edizione davvero pessima. Fanculo Academy, e fanculo Moore. Così potrò dire, a modo mio, di essere stato "different".


Miglior film d'animazione: Big Hero 6

Boxtrolls - Le scatole magiche
Big Hero 6
Dragon Trainer 2
Song of the sea
Storia della principessa splendente

Anche in questo caso pronostico azzeccato, eppure delusione. Avrei di gran lunga preferito Dragon Trainer 2, nonostante Big Hero 6 mi sia, a conti fatti, piaciuto ma sia stato solo carino. Più o meno quello che è accaduto con i due film principali.


Miglior film straniero: Ida di Pawel Pawlikowski

Mandariinid di Zaza Urushadze
Ida di Pawel Pawlikowski
Leviathan di Andrey Zvyagintsev
Storie pazzesche di Damian Szifron
Timbuktu di Abderrahmane Sissako

Forse la soddisfazione più grande di questa magrissima serata. Il gioiellino Ida vince contro mostri sacri del Cinema d'autore mondiale e porta a casa la statuetta che ho gradito di più.

Miglior fotografia: Birdman

Birdman
Grand Budapest Hotel
Ida
Turner
Unbroken

Avrei preferito, anche in questo caso, una vittoria di Ida o al massimo di Grand Budapest, ma l'Academy ha voluto proseguire nel suo dispetto nei miei confronti premiando una volta ancora Birdman. Pazienza. Questa volta è andata male.

Miglior montaggio: Whiplash

Boyhood
The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Whiplash
American Sniper

Vittoria soprendente, quella di Whiplash, che alla vigilia non mi sarei aspettato neanche per sbaglio. Altra delusione per Boyhood, con un Linklater che, probabilmente, nelle graduatorie dell'Academy è dietro solo a Di Caprio.

Miglior Production Design: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Interstellar
Into the woods
Turner

Altra previsione azzeccata. Quest'anno l'Academy si è proprio prodigata per sorprendermi.

Migliori costumi: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
Vizio di forma
Into the woods
Maleficent
Turner

Come sopra. Resta giusto il tipico sport italiano di magnificare i propri vincitori anche quando sono praticamente senza rivali come in questo caso.

Miglior trucco: Grand Budapest Hotel

Grand Budapest Hotel
Foxcatcher
Guardiani della Galassia

Continua la marcia trionfale di Grand Budapest rispetto agli Oscar artigianali, e c'è da dire che, per quanto prevedibili fossero, sono quantomeno meritati.

Miglior colonna sonora: Grand Budapest Hotel

The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Interstellar
La teoria del tutto
Turner

Pensare che la sorpresa più clamorosa è stata quella del premio alla migliore colonna sonora la dice davvero lunga rispetto a questa nottata. Archivio e proseguo.

Miglior canzone:

The Lego Movie
Selma - La strada per la libertà
Beyond the lights
Glenn Campbell: I'll be me
Tutto può cambiare

Speravo almeno qui in una soddisfazione con la vittoria di Everything is awesome, ma c'è da dire che Glory merita, così come Selma, quindi posso quasi essere soddisfatto.


Miglior mixaggio sonoro: Whiplash

American Sniper
Birdman
Interstellar
Unbroken
Whiplash

Lo smacco confezionato per American Sniper probabilmente ordito dal Cannibale trova il suo compimento qui. Perfino un Oscar tecnico di cui frega poco a chiunque passato direttamente all'osannatissimo Whiplash.

Miglior montaggio sonoro: American Sniper

American Sniper
Birdman
Interstellar
Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate
Unbroken

Questo pare proprio uno di quei premi di consolazione che sanno di presa per il culo. Ma è uno, e considerata la serata è già un passo avanti.

Miglior effetti visivi: Interstellar

Capitan America: Il soldato d'inverno
Apes Revolution
Guardiani della Galassia
Interstellar
X-Men: Giorni di un futuro passato

Altra previsione azzeccata. L'Academy vince l'Oscar per la noia.

Miglior documentario: Citizenfour

Citizenfour
Alla ricerca di Vivian Maier
Last days in Vietnam
Il sale della Terra
Virunga


Mi ero auspicato Il sale della Terra, ma evidentemente non girava davvero giusta, domenica notte.


Miglior corto documentario: Crisis Hotline: Veterans Press 1

Crisis Hotline: Veterans Press 1
Joanna
Nasza klatwa
La parka
White Earth

Miglior corto d'animazione: Winston

The Bigger Picture
The Dam Keeper
Winston
Me and my moulton
A single life

Miglior corto (Live action): The Phone Call

Aya
Boogaloo and Graham
La lampe au beurre de yak
Parvaneh
The Phone Call


"Cannibal, vola pure con Birdman: ho già pronto il fucile per una bella sessione di tiro al piccione!"

lunedì 23 febbraio 2015

Cinquanta sfumature di grigio

Regia: Sam Taylor-Johnson
Origine: USA, Canada
Anno:
2015
Durata:
125'





La trama (con parole mie): Anastasia Steele è una studentessa verginella di Letteratura inglese, una ragazza acqua e sapone con la testa a posto, quando la sua coinquilina le chiede di sostituirla per un'intervista a Christian Grey, miliardario magnate delle telecomunicazioni all'apice del successo. Proprio durante quest'incontro di lavoro scatta la scintilla, e Grey cerca, sfoggiando la ricchezza come se fosse un talento, di celare la propria natura di stalker selvaggio.
Una volta superate le barriere poste dalla ragazza, Grey proporrà ad Anastasia un contratto che la vedrebbe accettare di essere la sua schiava sessuale ed eseguire gli ordini del proprio padrone: peccato che la verginella non più tale non sia così ben disposta a siglare il patto, e che l'uomo d'acciaio pronto a dominarla risulti più incline a rimangiarsi i grandi proclami, e quando la rivelazione sul punto di non ritorno delle scelte di Christian verrà fatta, Anastasia potrebbe decidere di lasciarlo definitivamente.
Almeno fino al prossimo film, purtroppo.







Basterebbe un solo passaggio della "sceneggiatura" di questa roba per sottolinearne la pochezza: una doppietta di scene che definire scult suonerebbe riduttivo, grazie alle quali vediamo il protagonista - un uomo da una parola sola, sia chiaro, che non dorme mai con nessuna donna, sia chiaro, e che è irremovibile, inflessibile, qualsiasi cosa vogliate immaginare -ibile, eppure è sempre pronto a scodinzolare per mammina e per la fidanzatina - passare da dichiarazioni come "Io non faccio l'amore. Io scopo. Forte." a "E' l'ora del bagnetto!".
E già sarebbe impagabile.
Peccato che queste cinquanta sfumature di merda, spazzatura letteraria divenuta spazzatura cinematografica nata da una fan fiction di Twilight, abbiano la clamorosa e ridicola durata di centoventicinque interminabili minuti che con il sesso estremo - o anche solo vagamente spinto - e l'eccitazione non hanno nulla a che fare, e che paiono proiezioni pruriginose da Harmony senza ritegno di una qualche casalinga disperata all'interno dei quali, di fatto, si finisce per giustificare uno stalker fatto e finito - il buon Grey - soltanto perchè figo e miliardario.
Sarebbe stato divertente, in effetti, scoprire le reazioni della verginella tutta Letteratura e sguardo basso se a seguirla a scuola, al lavoro e a casa fosse stato un cassaintegrato cinquantenne senza un soldo bucato: una chiamata alla polizia, e tutti a casa.
Certo, è anche vero che il simpatico Mr. Grey è uno spasso mica da ridere, considerate le dichiarazioni di cui sopra, il fatto che possa stupire che un ventisettenne a capo di un impero economico possa aver scopato con quindici donne - ma sul serio!? E' una presa per il culo!? La scrittrice, probabilmente, vive in un mondo popolato da nerd che immaginano una cifra del genere come fosse fantascienza senza sapere che, probabilmente, un Mr. Grey del mondo reale, a quell'età, potrebbe quantomeno essersene ripassate dieci o quindici volte tanto -, che sfoderi elicotteri e macchinoni con autista per rimorchiare e che, sempre in quei famosi centoventicinque minuti, regali l'unico momento di gloria quando dimostra di conoscere molto bene le marche perfette per il Gin Tonic - Hendricks con il cetriolo in guarnizione, Bombay con il lime, complimenti per lo stile -, ma a tutto c'è un limite.
Dunque, la signorina Anastasia, più che perdere tempo con il finto trasgressivo Christian - che la mena per due terzi della pellicola con contratti, clausole, parole salvezza e tutto un campionario da finto dominatore per poi mostrare il suo peggio con qualche frustata come se fosse la cosa più sconvolgente che si possa immaginare - dovrebbe pagarsi un biglietto aereo e buttarsi in una bella nottata con Hank Moody a Los Angeles, in barba alle sfumature e pronta a godersi davvero il lato ludico, divertente e davvero passionale del sesso, che qui pare più grigio del nome del suo main charachter e di tutte le sfumature del titolo.
Non che mi aspettassi nulla di diverso da un abominio in grado di far vomitare anche la cena di natale dell'ottantacinque, ma devo ammettere che Sam Taylor-Johnson ha superato se stesso sfruttando al meglio la pochezza che gli è stata fornita in termini di script, di attori - terrificanti, inespressivi ed imbambolati i due protagonisti -, arrivando a prenotare, consumare e forse anche digerire il primo posto dedicato alla classifica del peggio di fine anno: forse soltanto un Martinelli o qualche orrore inenarrabile potrebbero scalzarlo, ma considerata la media delle schifezze che escono in sala, ci sono già grandi probabilità che Cinquanta sfumature di grigio possa riempire anche tutte e dieci le posizioni del Ford Award in questione.
Un vero e proprio record, dunque, per una vera e propria schifezza.
Ma devo ammetterlo, sono quasi contento di aver affrontato questa visione: perchè quando assisti a questo tipo di spettacoli, riaprire gli occhi e tornare al mondo reale rende più consapevoli di quanto straordinariamente bella sia la vita che ti si schiude davanti agli occhi.
Un mondo colorato, non sempre piacevole, forse, ma senza sfumature.
Senza queste sfumature.
Che lascio volentieri alle loro illusioni di scopare forte e tanto, e ai loro bagnetti.
Ci penserà mammina a rimboccare le copertine e dare tanti bacini alle loro frontine.
La stessa che poi correrà a scrivere l'ennesimo, pruriginoso best seller spazzatura che diverrà un film anche peggiore.




MrFord




"You got me looking, so crazy my baby
I'm not myself lately I'm foolish, I don't do this
I've been playing myself, baby I don't care
baby your love's got the best of me
your love's got the best of me
baby your love's got the best of me
baby you're making a fool of me
you got me sprung and I don't care who sees
cause baby you got me, you got me, oh you got me, you got me."
Beyoncè - "Crazy in love" - 




domenica 22 febbraio 2015

Road to the Oscars: Academy VS Ford

La trama (con parole mie): appuntamento fisso di questo periodo dell'anno nonchè evento mediatico principe del mondo della settima arte, la Notte degli Oscar rappresenta anche un momento ludico niente male per tutti noi bloggers cinefili, pronti ad affrontare a viso aperto l'Academy con i premi assegnati secondo i nostri gusti, di norma non coincidenti con quelli che determineranno l'assegnazione delle ambite statuette.
Come andrà a questo giro di giostra? I piani verranno rispettati o sarà un'edizione all'insegna delle sorprese?
Questo lo sapremo solo stanotte, e da queste parti se ne parlerà martedì: nel frattempo, ecco qui pronte sul bancone le previsioni dei premiati e quelle che, al contrario, sarebbero le statuette fordiane.




Miglior film:

American Sniper di Clint Eastwood
Birdman di Alejandro Gonzales Inarritu
Boyhood di Richard Linklater
The Imitation Game di Morten Tyldum
Grand Budapest Hotel di Wes Anderson
Selma - La strada per la libertà di Ava DuVernay
La teoria del tutto di James Marsh
Whiplash di Damien Chazelle


Academy: Boyhood di Richard Linklater
Ford: Boyhood di Richard Linklater

Curiosa selezione, quella per il miglior film, quest'anno ridotta a otto titoli - dai dieci delle ultime edizioni - di cui quattro definibili biopic. Onestamente, non si tratta di una delle migliori edizioni degli Oscar degli ultimi anni, e se non ci fosse Boyhood - già trionfatore ai Globes e nettamente al di sopra di tutti gli altri titoli - mi ritroverei a tifare il tanto discusso vecchio leone Eastwood, molto più coraggioso nel mostrare l'orrore che non i suoi rivali, per la maggior parte intenti solo a fare sfoggio di tecnica.


Miglior attore protagonista:

Steve Carell per Foxcatcher
Benedict Cumberbatch per The Imitation Game
Bradley Cooper per American Sniper
Michael Keaton per Birdman
Eddie Redmayne per La teoria del tutto

Academy: Eddie Redmayne
Ford: Michael Keaton

Cinquina interessante, anche se decisamente costruita. Nessuna di queste interpretazioni, infatti, è riuscita neppure ad avvicinarsi a quelle che non sono valse la statuetta a DiCaprio per Django Unchained o The Wolf of Wall Street.
Comunque, dovendo scegliere, invece dello scontato Redmayne, io vado con Keaton tutta la vita.

Miglior attrice protagonista:

Marion Cotillard per Due giorni, una notte
Felicity Jones per La teoria del tutto
Rosamund Pike per L'amore bugiardo - Gone girl
Julianne Moore per Still Alice
Reese Whiterspoon per Wild

Academy: Julianne Moore
Ford: Rosamund Pike

Due su cinque mi mancano, e delle tre che ho avuto modo di vedere escluderei a priori Felicity Jones, patinata come il noioso La teoria del tutto.
L'Academy premierà l'esperienza della brava Julianne Moore - che comunque è stata anche meglio, in passato -, ma per quanto mi riguarda la statuetta dovrebbe correre tra le mani della Pike, davvero notevole nell'ultimo Fincher.

Miglior attore non protagonista:

Robert Duvall per The Judge
Ethan Hawke per Boyhood
Edward Norton per Birdman
Mark Ruffalo per Foxcatcher
J. K. Simmons per Whiplash

Academy: J. K. Simmons
Ford: Edward Norton

Vincerà a mani bassi l'ottimo J. K. Simmons, che dopo un'intera carriera da caratterista salirà agli onori della cronaca grazie all'insegnante dal pugno di ferro Fletcher, ma per quanto mi riguarda, il premio è tutto dell'ex ragazzo prodigio dell'Actor's Studio Eddie Norton, che porta in scena i suoi squilibri in Birdman, e lo fa alla grande.

Miglior attrice non protagonista:

Patricia Arquette per Boyhood
Laura Dern per Wild
Keira Knightley per The Imitation Game
Emma Stone per Birdman
Meryl Streep per Into the woods

Academy: Patricia Arquette
Ford: Patricia Arquette

Secondo pronostico che condivido con quella che, probabilmente, sarà la scelta dell'Academy. Del resto, Patricia Arquette è stata una delle scelte più felici di Linklater per il suo progetto Boyhood.
Non mi dispiacerebbe neppure se dovesse vincere Emma Stone, a dirla tutta.
L'importante è che non si concretizzi la follia dell'ennesimo premio alla Streep.

Miglior regia:

Richard Linklater per Boyhood
Alejandro Gonzales Inarritu per Birdman
Bennett Miller per Foxcatcher
Wes Anderson per Grand Budapest Hotel
Morten Tyldum per The Imitation Game

Academy: Alejandro Gonzales Inarritu
Ford: Alejandro Gonzales Inarritu

Questo premio sarà, di fatto, il contentino rispetto a quello per il miglior film.
Considerati i due grandi rivali di questa notte degli Oscar, Boyhood e Birdman, trovo sarà più facile un'affermazione del primo come film e del secondo come regia, anche perchè, oggettivamente, il lavoro di Inarritu è assolutamente stato meraviglioso, da questo punto di vista.


Miglior sceneggiatura originale:

Boyhood
Birdman
Foxcatcher
Grand Budapest Hotel
Lo sciacallo

Academy: Boyhood
Ford: Lo sciacallo

Premio piuttosto incerto, che potrebbe diventare un riconoscimento per outsiders come Grand Budapest Hotel o Lo sciacallo - il mio favorito -, oppure ingrassare il bottino dei già citati favoriti Boyhood e Birdman. Staremo a vedere.


Miglior sceneggiatura non originale:

American Sniper
Vizio di forma
The Imitation Game
La teoria del tutto
Whiplash

Academy: The Imitation Game
Ford: Vizio di forma

Per quanto vorrei veder vincere la sceneggiatura del film di Eastwood, e non abbia ancora visto il nuovo ed attesissimo lavoro di Paul Thomas Anderson, trovo che un riconoscimento a quest'ultimo e a Pynchon, autore del romanzo, sia assolutamente doveroso. Vado, dunque, con le avventure di Doc Sportello.


Miglior film d'animazione:

Boxtrolls - Le scatole magiche
Big Hero 6
Dragon Trainer 2
Song of the sea
Storia della principessa splendente

Academy: Big Hero 6
Ford: Dragon Trainer 2

Non ho ancora avuto modo di visionare parte dei titoli candidati a questa categoria, e anche se Big Hero 6 mi ha esaltato non poco, quest'anno volterò le spalle a Disney e Marvel tifando Dreamworks, che con Dragon Trainer 2 ha confermato gli altissimi livelli di un franchise tra i migliori attualmente presenti nell'ambito dell'animazione. Sempre che non giunga la sorpresa di un premio - meritatissimo - allo Studio Ghibli.


Miglior film straniero:

Mandariinid di Zaza Urushadze
Ida di Pawel Pawlikowski
Leviathan di Andrey Zvyagintsev
Storie pazzesche di Damian Szifron
Timbuktu di Abderrahmane Sissako

Academy: Storie pazzesche
Ford: Ida

Rispetto alle ultime edizioni giungo piuttosto impreparato rispetto alla cinquina di titoli presenti come candidati alla statuetta per il Miglior Film Straniero, che conto di recuperare al più presto. Per quello che ho potuto vedere, verrà probabilmente premiato Storie pazzesche - che ha la possibilità di raggiungere un bacino di pubblico più ampio -, mentre la mia preferenza va tutta a Ida, un film piccolo, ma un vero gioiellino.

Miglior fotografia:

Birdman
Grand Budapest Hotel
Ida
Turner
Unbroken

Academy: Grand Budapest Hotel
Ford: Ida

Altro riconoscimento "di consolazione" che giustificherà il grande gusto estetico di Wes Anderson e la sua presenza alla cerimonia, mentre da queste parti il premio andrebbe dritto dritto al lavoro splendido fatto attorno alle due protagoniste ed al paesaggio invernale della chicca di Pawlikowski.

Miglior montaggio:

Boyhood
The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Whiplash
American Sniper

Academy: Boyhood
Ford: Boyhood

Non solo il lavoro operato sulla creatura di Linklater è unico nel suo genere, semplice ed efficace, ma è coordinato da un montaggio pressochè perfetto che sarebbe assurdo non riconoscere e premiare.

Miglior Production Design:

Grand Budapest Hotel
The Imitation Game
Interstellar
Into the woods
Turner

Academy: Grand Budapest Hotel
Ford: Turner

Un premio tecnico che mi interessa solo relativamente. Prevedo una vittoria dell'esteticamente perfetto Grand Budapest, anche se a mio parere un riconoscimento a Turner potrebbe starci davvero tutto.

Migliori costumi:

Grand Budapest Hotel
Vizio di forma
Into the woods
Maleficent
Turner

Academy: Grand Budapest Hotel
Ford: Grand Budapest Hotel

Altro premio di consolazione per Wes Anderson e la sua creatura quasi troppo curata per essere vera. Un premio che, comunque, pare indiscutibile.

Miglior trucco:

Grand Budapest Hotel
Foxcatcher
Guardiani della Galassia

Academy: Grand Budapest Hotel
Ford: I Guardiani della Galassia

Si veda la categoria precedente, anche se in questo caso tiferò per i Guardiani senza ritegno.

Miglior colonna sonora:

The Imitation Game
Grand Budapest Hotel
Interstellar
La teoria del tutto
Turner

Academy: La teoria del tutto
Ford: Interstellar

Altra categoria di cui mi importa poco o nulla. La soudtrack di Interstellar è eccessiva e ridondante come il film, a ben guardare, ma quantomeno emoziona più delle altre in lizza.

Miglior canzone:

The Lego Movie
Selma - La strada per la libertà
Beyond the lights
Glenn Campbell: I'll be me
Tutto può cambiare

Academy: Tutto può cambiare
Ford: The Lego Movie

Nonostante il premio telefonatissimo a Begin Again, tiferò spudoratamente per la spettacolare canzone traino di The Lego Movie, inaspettatamente escluso dalla cinquina per il miglior film d'animazione.


Miglior mixaggio sonoro:

American Sniper
Birdman
Interstellar
Unbroken
Whiplash

Academy: Interstellar
Ford: American Sniper

Categoria ultratecnica della quale mi importa più o meno quanto dell'acqua naturale quando esco a bere in un locale. Il mio voto andrà comunque ad American Sniper.

Miglior montaggio sonoro:

American Sniper
Birdman
Interstellar
Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate
Unbroken

Academy: Interstellar
Ford: American Sniper

Vedete sopra.

Miglior effetti visivi:

Capitan America: Il soldato d'inverno
Apes Revolution
Guardiani della Galassia
Interstellar
X-Men: Giorni di un futuro passato

Academy: Interstellar
Ford: Guardiani della Galassia

Chiunque vinca, quantomeno una selezione fatta con criterio, considerato il premio.
Nessuno scandalo a prescindere da chi sarà il vincitore, anche se la mia preferenza resta per gli ottimi Guardiani.

Miglior documentario: 

Citizenfour
Alla ricerca di Vivian Maier
Last days in Vietnam
Il sale della Terra
Virunga

Academy: Il sale della Terra
Ford: Il sale della Terra

Purtroppo non ho visto nulla, per il momento, di questa selezione, e spero di poter rimediare presto.
Nel frattempo, la mia scelta ricade sul tanto decantato lavoro di Wenders legato alla fotografia di Salgado.

Seguono le nominations per le categorie dei corti, come al solito difficili da reperire e pertanto riportate solo per dovere di cronaca.

Miglior corto documentario:

Crisis Hotline: Veterans Press 1
Joanna
Nasza klatwa
La parka
White Earth

Miglior corto d'animazione:

The Bigger Picture
The Dam Keeper
Winston
Me and my moulton
A single life

Miglior corto (Live action):

Aya
Boogaloo and Graham
La lampe au beurre de yak
Parvaneh
The Phone Call