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lunedì 30 giugno 2014

Saloon Mundial: sul filo del rasoio

La trama (con parole mie): oggi si è consumata la seconda coppia di ottavi di finale, pronta a definire quello che sarà, per l'appunto, il quarto del lato destro del tabellone. Da una parte si sono date battaglia l'Olanda di uno dei migliori attacchi del torneo con il Messico di una delle migliori difese, dall'altro due outsider alla vigilia inaspettate come Costa Rica e Grecia pronte ad inseguire il sogno di una prima volta ai quarti.
Entrambe le partite, neanche a dirlo, si sono risolte sul filo del rasoio.










In ben più di un'occasione, ormai, mi è capitato di definire questo come il Mondiale delle sorprese, e nel caldo - almeno in Brasile - pomeriggio di questo appena trascorso ventinove giugno è stato proprio così: l'ottimo e coriaceo Messico dei miracoli di Ochoa - portiere ormai diventato fordiano ad honorem, tutto istinto e parate dalle connotazioni quasi sovrumane - è riuscito per gran parte della sfida a mettere in ginocchio l'Olanda responsabile del primo, clamoroso tracollo della Spagna ormai ex campione del mondo, complici un'organizzazione pressochè perfetta ed una palla indovinata da Giovanni Dos Santos, numero dieci dei Sombreros.
Una doccia fredda che per i ragazzi di Van Gaal dura quasi novanta minuti, resi ancora più pesanti dall'infortunio di De Jong che apre la strada a Bruno Mars Indi e dall'impalpabilità di un comparto offensivo che fino a quel momento era stato determinante.








Ci pensa Sneijder, uno dei fautori del miracolo interista del triplete, a rimettere le cose in gioco con un colpo di potenza e precisione quando ormai le speranze parevano abbandonate, innescando un'insperata reazione dei suoi culminata con un rigore furbamente guadagnato da Robben e trasformato da Huntelaar con freddezza da manuale.
In sei minuti sei un Messico, dunque, che aveva tutto tranne che demeritato il passaggio del turno, finisce per vedersi sfuggire il sogno dei quarti di finale, ormai affare degli Oranje, pronti ad accogliere - e spero non sottovalutare - il Costa Rica.










E proprio il Costa Rica piega, al termine di una vera e propria battaglia, una Grecia forse responsabile dell'incapacità di sfruttare non solo la superiorità numerica anche dopo il pareggio, ma senza dubbio mai doma, pronta a respingere colpo su colpo le offensive dei centroamericani.
Considerato che, sulla carta, parteggiavo per gli ellenici - e non perchè il Costa Rica ci abbia rifilato una corposa lezione nel corso del girone di qualificazione -, e che la partita non sia stata certo di quelle esteticamente e tecnicamente memorabili, le due compagini hanno dato davvero tutto per potersi guadagnare un posto al sole decisamente storico, conquistato dai ragazzi di Pinto grazie ad una prestazione notevole - soprattutto in partita - del portiere Keylor Navas.
Dunque i Ticos voleranno per la prima volta nella loro storia ad affrontare Robben e compagni ai quarti, gettando il cuore oltre l'ostacolo e definendo, senza se e senza ma, una nuova epoca del loro calcio.
Ora come ora, viene quasi da sorridere al pensiero che il Costa Rica sarebbe dovuto diventare una delle cenerentole del torneo.




MrFord





domenica 29 giugno 2014

Saloon Mundial: traverse e nomi

La trama (con parole mie): dopo un giorno di pausa, sono iniziati gli ottavi di finale del Mondiale, regalando non poche emozioni e definendo quello che sarà il primo tra i quarti.
E se da un lato i padroni di casa - dal sottoscritto osteggiatissimi - hanno dovuto sudare fino all'ultimo contro un Cile mai domo, dall'altro i Cafeteros colombiani, trascinati da uno strepitoso James Rodriguez - un nome, una garanzia - hanno chiuso abbastanza facilmente la pratica Uruguay.
Se, per puro caso, l'Italia avesse passato il turno, non credo avrebbe avuto un fato diverso da quello della Celeste.










Io mi ci sono impegnato, a mandarla contro al Brasile.
Dal primo minuto all'ultimo rigore.
In fondo, a tentare l'impresa contro gli spocchiosi e fighetti padroni di casa, c'erano gli operai del pallone del Cile, una squadra coriacea e combattiva di quelle che piacciono a me, guidata da uno dei giocatori che più considero tra quelli che militano nel campionato italiano: Arturo Vidal.
Dovevo capirlo fin dal principio, che le cose non si stavano mettendo per il verso giusto: il gol carioca, infatti, ha portato la firma di David Luiz, insieme a Thiago Silva l'unico che salverei dalle bottigliate nella compagine di casa. Seppur sia parso più un errore della difesa Roja, che altro.








Neanche il tempo di giocare un pò a palla con il Fordino - che ha scoperto di potersi divertire anche con i tiri di piede, alimentando le mie incitazioni rispetto al vederlo giocare il Mondiale del 2030 e le imprecazioni di Julez, che quasi tutto vorrebbe tranne vederlo calciatore - e stappare una birra ed ecco giungere il pareggio della speranza, nato, tra le altre cose, da una cappella colossale della difesa verdeoro. Sanchez, insieme a Vidal il migliore dei suoi, castiga gli avversari e solleva ombre minacciose sulla squadra di casa, che comincia a sentire la partita come una sfida che si protrarrà fino all'ultimo minuto. E forse oltre.









E così è. Tanto che, ad una manciata di secondi dalla fine del secondo tempo supplementare, quando il disgraziato e sfigatissimo Pinilla centra in pieno la traversa come se il Destino avesse già deciso il da farsi, dal tavolo del ristorante cinese sono partite maledizioni su maledizioni rispetto al favoritismo che anche al cospetto dei massimi sistemi - e non parlo degli arbitri - il Brasile pare avere avuto fino ad ora.
Lo stesso Pinilla, perseguitato da una nuvola fantozziana, sbaglia anche uno dei tre rigori falliti clamorosamente dai cileni, rendendo vani i due errori brasiliani e, di fatto, aprendo la strada dei quarti ad una squadra che di favorita ha poco o nulla. Onestamente, spero che il dal sottoscritto sempre più detestato Neymar e soci possano fornire una prestazione simile il prossimo venerdì contro la Colombia, in modo da porterli vedere tornare a casa in lacrime e non alzare le braccia per formare i loro ridicoli cuoricini finto buonisti.









E proprio la Colombia sbarca per la prima volta tra le best eight di un Mondiale grazie a due reti - la prima assolutamente strepitosa - del suo asso James Rodriguez - mi ripeto: un nome, una garanzia - liquidando senza neppure troppo affanno la pratica Uruguay: la Celeste, priva dello squalificato Suarez, di idee ed energie - e noi avremmo fatto anche peggio - abbandona un Mondiale che è stato l'ombra di quello giocato da protagonisti nel duemiladieci.
Ora i Cafeteros se la vedranno con i favoriti numero uno, nella speranza che la loro corsa non si fermi e che renda giustizia ad una squadra fresca e ricchissima di talenti - molti dei quali militano nel nostro campionato, su tutti Cuadrado, autore di un assist con i fiocchi per il secondo gol di Rodriguez -: venerdì, dunque, casa Ford ed il Saloon diverranno colombiani d'adozione, coltivando il pensiero che questo debba essere il Mondiale delle sorprese e delle outsiders.
Anche quando riservano emozioni da assoluti protagonisti, come quelle dispensate dal giovane, sorprendente James.



MrFord




sabato 28 giugno 2014

Game of thrones - Stagione 4

Produzione: HBO
Origine: USA
Anno: 2014
Episodi: 10




La trama (con parole mie): mentre a Nord della Barriera venti di guerra scuotono i Bruti ed incombono i misteriosi White Walkers, gli uomini delle Isole di ferro ed i traditori che cospirarono contro Robb Stark si battono per le terre dominate da Grande Inverno. Ad Approdo del re, intanto, fervono i preparativi per le nozze di Joffrey, mentre Sansa e Thyrion, sposi novelli, cercano di sopravvivere ai soprusi che i Lannister riservano ad entrambi. L'altra Stark, Arya, è invece in viaggio in compagnia del Mastino, che spera di ottenere dalla zia della ragazzina una ricompensa in denaro per averla consegnata.
Stannis Baratheon, nel frattempo, viaggia in cerca di fondi che possano riportarlo sul continente a dare battaglia ai Lannister e vendicarsi della sconfitta di Blackwater, mentre Daeneris decide di rimandare la sua invasione per consolidare il potere nelle terre oltre mare.
E mentre tutte le pedine si dispongono sulla grande scacchiera dei Sette Regni, si preparano morti e cospirazioni.






Non saprei da dove iniziare, scrivendo della quarta stagione di Game of thrones.
Considerato il rischio di spoiler ed il livello sempre altissimo delle emozioni - pronte a pareggiare un'unità ed una coesione orchestrate con meno perizia rispetto all'annata d'esordio -, il primo istinto è quello di ripassare mentalmente i momenti magici che questi dieci episodi hanno regalato agli occupanti di casa Ford, dalle grida di giubilo in chiusura di The lion and the rose allo straordinario monologo di Tyrion in coda al processo, passando per le vicissitudini di Sansa e Ditocorto, Ygritte e Jon Snow, i Guardiani della notte, Arya ed il Mastino e quello che è diventato da subito il momento cult dell'anno in materia di piccolo schermo, il duello tra Oberyn Martell e la Montagna.
Ancora oggi, con i colleghi al lavoro e di tanto in tanto a casa, non riesco a trattenermi dal gridare quel "Who gave the order?" che ha fatto da preludio ad uno dei finali più clamorosi dell'intera serie, paragonabile alle morti di Ned Stark e Khal Drogo, a Blackwater o alla nascita dei draghi: senza dubbio quel vecchio bastardone di Martin - che ancora si sta dilettando nel completare la saga letteraria - non ha alcuna pietà per i suoi protagonisti, oltre ad aver compreso che, per tenere alta la tensione, un Autore deve poter considerare di sacrificare anche le sue creature meglio riuscite.
In questo senso, mai come nel corso della quarta stagione abbiamo visto cadere tanti main charachters, festeggiando selvaggiamente in alcuni casi e rimanendo sbigottiti o tristi in altri: al confronto, Oz - che aveva abituato ad una vera mattanza dei suoi "eroi" - pare quasi un passatempo innocuo, tanto da alimentare ormai la tensione rispetto a qualsiasi preferito, a rischio di prematura scomparsa perchè tanto "si è all'interno di un prodotto tratto dalle opere di Martin".
Interessante l'alternanza di momenti divertenti - i siparietti tra Arya ed il Mastino su tutti - ad altri profondamente drammatici, così come al lavoro pazzesco svolto su Tyrion e Jamie - il loro dialogo a proposito del cugino dalla mente instabile è da antologia - e su Arya stessa, che promette di diventare una delle punte di diamante della serie nelle prossime stagioni, specie a seguito delle ripercussioni dell'ultimo episodio.
Meno in vista il personaggio di Daeneris, da sempre una delle mie favorite ma forse un pò troppo prigioniera del suo ruolo da regina: in un certo senso, mi mancano i tempi in cui cavalcava accanto a Drogo, e non doveva affrontare decine e decine di udienze in una sala del trono.
Spettacolare, invece, la new entry Oberyn, uno dei personaggi migliori dell'intera serie, in grado di spingere ad un livello superiore perfino il già mitico Tyrion, Cersei e Tywin Lannister, rendendo interessante perfino un charachter come quello della Montagna, praticamente un ammasso di muscoli dalle espressioni più limitate delle due del Clint dei bei tempi.
Ma senza scendere nel dettaglio delle vicende - una serie di questo calibro va gustata senza che qualcuno ce la racconti per filo e per segno - o soffermarsi troppo sull'aspetto tecnico - anche se i livelli sono altissimi, come dimostra il penultimo episodio Watchers of the Wall, incentrato interamente sui Guardiani della notte e diretto da Neil Marshall - la discriminante fondamentale rispetto all'impatto che Game of thrones sta avendo sul pubblico è data dalla straordinaria varietà e profondità dei personaggi in grado di fare breccia nel cuore degli appassionati, che volenti o nolenti riusciranno a trovare uno o più preferiti, se non addirittura un'immagine o un atteggiamento nei quali identificarsi.
Prima dell'avvento di questo serial, soltanto Lost, a mio parere, era riuscito a regalare all'audience una galleria di charachters di questo calibro: non parliamo, dunque, di qualcosa che passa e va, ma di destinato a restare, lasciando il segno.
Certo, con ogni probabilità dovremo aspettare ancora parecchio per scoprire cosa accadrà quando, finalmente, l'inverno sarà arrivato, eppure sono certo che la lotta per il Trono di spade e le vicende di tutti coloro che vi sono, volenti o nolenti, legati - dai più in vista ai fuggitivi, dai sopravvissuti ai destinati a morire - sapranno arrivare dove nessun'altra saga di ampio respiro era mai giunta.
In fondo, gli stessi protagonisti insegnano che a muovere i sentimenti più forti ed i massimi sistemi della vita sono più gli istinti, gli amori e le vendette che non la voglia di poggiare il culo su una sedia che pare sempre troppo scomoda per chi la occupa.



MrFord



"I say
we're growing every day
getting stronger in every way
I'll take you to a place
where we shall find our
roots bloody roots."

Sepultura - "Roots bloody roots" -





venerdì 27 giugno 2014

Saloon Mundial: ultimo giro di giostra

La trama (con parole mie): con oggi è terminata la prima fase di questo sorprendente Mondiale carioca. Gli ultimi quindici giorni sono stati un'altalena clamorosa di emozioni, delusioni, conferme e per l'apputo sorprese. Per quanto mi riguarda, e considerato il tabellone degli ottavi di finale, spero proprio che le stesse siano appena all'inizio.
Saluta dunque quella che doveva essere una delle star indiscusse, Cristiano Ronaldo, mentre giunge per la prima volta nella sua storia oltre la selezione a gironi l'Algeria, squadra totalmente outsider.
Per situazioni del genere metterei la firma ogni giorno.









Nel pomeriggio si sono sfidate, accompagnate dalle voci di un biscotto, anche Germania e USA, che dal canto loro hanno reso onore al campo e consegnato altri due nomi alle sedici compagini rimaste in gara. Peccato soprattutto per il Ghana, che proprio contro i tedeschi aveva fatto vedere ottime cose. Sono convinto, invece, che gli States allenati da Klinsmann potranno almeno tentare di dire la loro al prossimo turno: la corazzata tedesca è al contrario una certezza, e ho come l'impressione che per l'ennesima volta la vedremo figurare tra le prime quattro.








La serata ha visto invece la definitiva consacrazione del Belgio di Wilmots, che con tre vittorie su tre partite si candida a sorpresa numero uno del Campionato del mondo: ragazzi giovani, ben allenati ed animati da una fame ed uno spirito ben diversi da quelli mostrati dai nostrani talenti da Terra dei cachi.
Insieme all'Olanda, è forse la squadra che mi piacerebbe di più vedere in finale.








La sorpresa più bella della giornata, comunque, è giunta dall'Algeria, che lottando su ogni pallone - pur priva di uno stile da elite del calcio e non esente da trovate ben oltre il regolamento - e mostrando attributi notevoli, elimina con un pareggio decisamente interessante la Russia di Fabio Capello, che dovrà - sempre che venga confermato - rifondare la squadra in vista dell'impegno da organizzatrice del prossimo Mondiale, tra quattro anni.
Ennesima outsider, dunque, a raggiungere gli ottavi: il Saloon festeggia.

E proprio parlando della fase ad eliminazione diretta, giungiamo ad affrontare la seconda parte della competizione: probabilmente, alla vigilia di questa rassegna, nessuno si sarebbe aspettato un tabellone di questo genere. Ma il bello è anche sovvertire le regole, in fondo.
Dunque avremo Brasile-Cile, Colombia-Uruguay, Germania-Algeria e Francia-Nigeria da un lato e Olanda-Messico, Costa Rica-Grecia, Svizzera-Argentina e Belgio-USA dall'altra.
Sulla carta, a questo punto, le due semifinali più accreditate sono Brasile-Germania e Olanda-Argentina. Ma spero vivamente che possa non essere così.
Dovessi scegliere con il cuore e la voglia di rivoluzione calcistica, sceglierei Colombia-Algeria e Olanda-Belgio. E sarebbe davvero un bel vedere, in barba ai fenomeni e al calcio che conta.
Nel frattempo, domani - tecnicamente oggi - sarà il primo giorno di pausa del Mondiale.
Nessuna partita prima di sabato, e dunque, almeno per un giorno, il Saloon tornerà al caro, vecchio, buon Cinema.



MrFord

giovedì 26 giugno 2014

Thursday's child


La trama (con parole mie): l'estate prosegue sempre più spenta in sala, e se non fosse che la rivalità più o meno spenta tra il sottoscritto e Cannibal Kid la anima insieme ai Mondiali, ci ritroveremmo in balìa di tre mesi di noia mortale.
Anche questa settimana, per poter scovare qualcosa di degno di nota, si dovrà andare a cercare nei meandri del Cinema alternativo e scommettere qualcosa su ogni visione, mettendo in conto che potrebbe rivelarsi tanto una sorpresa quanto una delusione.
Nel frattempo, godetevi - per quanto possibile - i commenti del sottoscritto e del blogger più pusillanime della blogosfera.


"Non vorrai invitare al matrimonio quel pusillanime di Cannibal Kid, vero!?"

Instructions Not Included




Cannibal dice: Commedia messicana che negli USA è stata una vera e propria rivelazione al box-office, potrebbe essere la sorpresa della settimana e pure di questa spenta estate cinematografica. Oppure potrebbe benissimo rivelarsi un immangiabile cinepanettone in salsa piccante, chissà?
In ogni caso, spero che almeno Ford non sia incluso come cuoco di questo rischioso piatto.
Ford dice: le sorprese, come in questo Mondiale che sto seguendo con grande partecipazione, sono sempre ben accette. Dunque chissà che l'attuale sensazione del box office USA non possa sorprendere anche noi.
Considerato come butta quest'estate in sala, c'è quasi da sperarlo.

"Queste istruzioni per accudire un Peppa Kid sono più complicate del previsto."

Big Wedding


Cannibal dice: Romcom dal super cast che pare una robetta anonima e noiosa quanto la Spagna nel corso degli ultimi Mondiali. La domana a questo punto è: sarò così masochista da fare il wedding crasher e imbucarmi a vedere ‘sta roba solo per voi adorati lettori cannibali e (un po’ meno adorati) lettori fordiani?
Ford dice: nel pieno di una delle estati meno interessanti - cinematograficamente parlando - della Storia, un filmetto mascherato da filmone all-star del quale farò volentieri a meno.
Passo dunque la palla al mio antagonista, sperando che sia meno noioso di Messi.


"Cannibal, mi dispiace, devo annullare l'invito: mia moglie non vuole primedonne al matrimonio di nostra figlia."

Quel che sapeva Maisie


Cannibal dice: Questo film l’ho visto da poco e a breve ve ne parlerò. Impazienti, vero?
No, eh?
Vi interesserebbe di più un film intitolato Quel che sapeva Messi?
Ford dice: Messi lo sa che è il più abulico del Mondiale?
Altro titolo che lascio volentieri - sperando che possa essere stata una sofferenza - al mio rivale. Anche perché, almeno fino alla finale dei Campionati del Mondo, il Saloon sarà parecchio impegnato con il pallone.

"Katniss Kid, ti insegno io a disegnare, visto che non lo fa quel bruto di Ford!"
Thermae Romae


Cannibal dice: Curiosa pellicola giapponese ambientata nell’antica Roma. Potrebbe creare un effetto straniante quanto vedere Ford alle prese con una pellicola teen, o me alle prese con un action tamarro. Si rivelerà quindi una sorprendente genialata o una porcheria trash?
Ford dice: ecco la mia scelta della settimana.
Ne avevo già letto in giro nella blogosfera, e l'idea di un film jappo ambientato ai tempi di Spartacus mi pare tutta nelle mie corde. Tamarrata agghiacciante oppure no.


"Ammazza, Ford ne sta dando parecchie al Cannibale!" "Vero, ma deve stare attento: quello morde più di Suarez!"
Gebo e l’ombra


Cannibal dice: Nuovo film per Manoel de Oliveira, classe 1908, credo il più anziano regista attualmente in circolazione. Lo lascio alla visione di Mr. Ford, di certo il blogger più anziano attualmente in circolazione.
Ford dice: Oliveira non demorde, neanche fosse il sottoscritto, e a centosei anni suonati continua a girare. I suoi lavori li ho a volte odiati, a volte amati. Meriterebbe, comunque, almeno una visione per l'impegno.

"Tu più vecchio di Ford!? Ma non farmi ridere!"
Stories We Tell


Cannibal dice: Promettente documentario girato dall’ottima Sarah Polley, già autrice dello splendido Take This Waltz. Certo, si tratta pur sempre di un docu, il genere preferito da Mr. James Boring…
Ford dice: i documentari, genere da sempre preferito dal sottoscritto, al contrario di quel modaiolo del mio rivale, sfondano una porta aperta, al Saloon. Anzi, in questo caso potrebbero addirittura sfondarne due, e convincermi a recuperare il ben recensito Take this waltz.


Tipica atmosfera da film fordiano anti-Cannibal.
Carta bianca


Cannibal dice: Ford, per una volta ti do’ carta bianca. Guarda questo film e dì quel ca**o che ti pare che a me tanto non interessa.
Ford dice: Cannibal, per una volta di ti do carta bianca. Guarda questo film, e non preoccuparti di farmi sapere che ne pensi. Tanto non mi interessa.


"Caro Gesù, ti prego, non farmi incontrare quei due perfidi bloggers mentre torno a casa."

Saloon Mundial: giochiamo ai tiri in porta

La trama (con parole mie): archiviata - non insieme alle polemiche, purtroppo - l'eliminazione dell'Italia, il Mondiale torna su binari decisamente più prevedibili grazie alla prevedibile vittoria del prevedibile Messi, che oltre al titolo di capocannoniere si contende a Neymar quello del più detestato dal sottoscritto nel corso del torneo.
Entrambi troppo forti, troppo fortunati, troppo tutto per piacermi: il brasiliano spocchioso e posticcio, l'argentino noioso e piatto. Un bel duello, insomma. Che spero non si protragga fino alla finale.
E accanto al girone dell'Argentina, la Francia dei giovani e di Deschamps cerca un posto al sole che, nonostante le antipatie e le rivalità storiche, merita.










Guardare una partita dell'Argentina di Messi è come sedersi in platea per uno spettacolo del Cirque du Soleil. Ti aspetti il numero, e sai che arriverà il numero.
Non ci sono rischi, non ci sono - almeno all'apparenza - sbavature.
E' così quasi per contratto.
Come era prevedibile, l'Albiceleste supera anche la Nigeria - che comunque le farà compagnia agli ottavi - giungendo in pompa magna alla fase finale del torneo, sospinta dal buon Leo che a suon di gol pare rispondere a distanza al suo rivale diretto Neymar per la finale che tutti i brasiliani sognano.
Resto dell'idea che, dovesse trovarsi di fronte ad una compagine come si deve, l'Argentina si scioglierebbe come neve al sole, un pò come il suo capitano e fuoriclasse.
E il Brasile non è da meno.
Speriamo solo che questo Mondiale ricco di sorprese non abbia finito di fornirne.
Nella partita che non contava, invece, la Bosnia salva il salvabile battendo l'Iran, che da par suo aveva fatto soffrire - perdendo ingiustamente - proprio l'Argentina. Stranezze del pallone.








E proprio all'orizzonte di Messi e soci si profila la Svizzera, trascinata dal suo asso Shaquiri e battagliera come è sempre stata negli ultimi anni. Curioso come, in un Mondiale privo di blasonate squadre europee come Spagna, Inghilterra e Italia a rappresentare il vecchio continente si trovi una compagine fino a qualche anno fa considerata molto più che minore, ed ora simbolo di un Rinascimento calcistico che vede sempre meno i confini e le regole schematiche.
Senza dubbio, con una tavoletta intera di Novi in bocca, tiferò per loro fino all'ultimo minuto della sfida contro l'Argentina.








La Francia, invece, pareggia a fatica con l'Ecuador in una partita forse stilisticamente non bellissima ma combattuta come noi e l'Uruguay potremmo solo sognarci, passando comunque come prima nel girone, prenotando una sfida con la Nigeria interessante sulla carta ma comunque nettamente alla portata dei ragazzi di Deschamps.
Alle spalle anni di odio quasi sconfinato, i transalpini del duemilaquattordici hanno invece la mia simpatia, giovani ed arrembanti, acerbi eppure decisi e quasi onnipresenti come lo juventino Pogba, per me una delle più grandi promesse del calcio mondiale nel suo ruolo e non solo.
Ora Francia e Nigeria si affronteranno nel lato del tabellone del Brasile, mentre Argentina e Svizzera in quello dell'Olanda. Ma mentre la sfida tra africani e transalpini non mi vedrà parteggiare apertamente per l'una o l'altra squadra, continuerò a sperare nel miracolo della patria del cioccolato alla faccia dell'Albiceleste.
Un piccolo dato statistico in chiusura: tra Italia e Uruguay, ieri, il computo totale dei tiri segna ventitre, contro i trentuno registrati in Francia - Ecuador.
Curioso come nella prima delle due partite appena citate, entrambe le squadre fossero in una situazione da "tutto in una notte".
E che, nel caso della Tricolor, ci si è trovati di fronte ad un'espulsione che non mi pare abbia condizionato la voglia di farsi il culo per ottenere la qualificazione degli altri dieci giocatori.
Ma questa è un'altra storia.



MrFord




Eli Wallach (1915 - 2014)

So long, Brutto.



MrFord



"Chi frega Tuco e non lo uccide, vuol dire che di Tuco non ha capito niente."
Da "Il buono, il brutto, il cattivo" (1966)




mercoledì 25 giugno 2014

Quinto potere

Regia: Sidney Lumet
Origine: USA
Anno: 1976
Durata: 121'




La trama (con parole mie): Howard Beale, veterano conduttore di programmi televisivi ed anchorman legato ai notiziari, dopo aver perduto la moglie e l'audience dei tempi d'oro, viene licenziato con un preavviso di due settimane al termine di una serata tra vecchi amici con il produttore Max Schumacher.
L'evento scatena una sorta di cinica follia nell'uomo, che dichiara in diretta di volersi suicidare nel corso della trasmissione per ottenere un risultato in termini di share come mai si era visto prima: i dirigenti della rete, intenzionati ad oscurarlo, approfittano della situazione per poter riorganizzare il reparto notizie, innescando la neppure troppo sottile vendetta di Schumacher, che lascia campo libero alle dichiarazioni dell'amico, finendo per mettere in gioco anche il suo posto.
Quando, però, l'aggressiva producer Diana Christensen intuisce le potenzialità commerciali della situazione, lo stesso network cambia le carte in tavola.





Questo post va in onda a seguito delle celebrazioni per il Sidney Lumet Day.





Nel pieno della maratona dedicata ai Mondiali, è quasi curioso tornare dopo oltre dieci giorni a scrivere di un film, specie considerando che, di norma, cerco di vederne almeno uno ogni ventiquattro ore: non poteva dunque esserci un comeback migliore di quello fornito da Sidney Lumet e dalla giornata a lui dedicata da noi bloggers cinefili, pronto a permettere al sottoscritto di recuperare uno dei film più discussi della carriera del regista, amatissimo dal pubblico - soprattutto USA - quanto osteggiato da una buona parte della critica - soprattutto europea ed italiana -.
Ricordo, infatti, quando, ai tempi in cui recuperai Classici come La parola ai giurati, Serpico o Quel pomeriggio di un giorno da cani, quanto i vari Morandini e Mereghetti trattassero con una certa ostilità questo accorato pamphlet contro il mondo dell'etere e del piccolo schermo, giudicato troppo rabbioso e gigione per poter davvero lasciare il segno, nonostante i riconoscimenti al botteghino e alla cerimonia di assegnazione degli Oscar - nove candidature, quattro vittorie: attore e attrice protagonista, attrice non protagonista, sceneggiatura -.
Passato finalmente dalle parti del Saloon, devo ammettere che Quinto potere - molto meglio, comunque, l'originale Network - risulta indubbiamente rabbioso e gigione, e anche decisamente sopra le righe: eppure, la forza del lavoro del vecchio Sid è notevole, e si inserisce alla perfezione con le sue sfumature nella poetica di demolizione del made in USA condotta dallo stesso Lumet nel corso di tutta la sua filmografia, senza contare che, in più di un passaggio, non solo ricorda le riflessioni che Welles fece nel suo Capolavoro Quarto potere, ma risulta quantomeno attuale nelle sue implicazioni sociali - il confronto tra Howard Beale, caotico e scombinato protagonista, ed il proprietario del gruppo che possiede anche la sua emittente in veste di quasi divinità di fantozziana memoria è da antologia - e nell'analisi del ruolo e nell'influenza che la televisione continua a mantenere rispetto alla società ad ogni suo livello.
Strepitosi gli attori, da un Peter Finch in pieno delirio messianico nel ruolo di Beale ad un misurato e sempre affascinante William Holden, senza dimenticare Robert Duvall ed una Faye Dunaway probabilmente nell'interpretazione che più ha reso giustizia al suo talento: in questo senso, gli stessi interpreti diventano incarnazioni dei due mondi fotografati da Lumet, quello della finzione televisiva e del dramma reale e quotidiano - si veda il racconto della "passione" che travolge Max Schumacher e Diana Christensen, fatto di amplessi soffocati da resoconti di ascolti e risultati in termini di audience -.
Certo, il ruolo dell'ex tubo catodico è stato nel frattempo esaminato, sviscerato, analizzato e raccontato in centinaia di film, serie, libri e trasmissioni, e Quinto potere a tratti risente di un'atmosfera vintage che assume i connotati di quel passo appena oltre e fuori moda che rischia di stonare, eppure il lavoro compiuto è senza dubbio efficace e tosto, pronto ad arrivare dritto dalla pancia, come una solenne incazzatura liberatoria e goduriosa.
Resta solo da capire se questa stessa, momentanea, quasi sessuale libertà - sia essa politica, intellettuale, di letto, alcolica o quello che volete - sia davvero il risultato di una scelta personale e motivata oppure di un condizionamento che, volenti o nolenti, riceviamo da uno dei mezzi di comunicazione più potenti della società attuale, scalzato soltanto nelle ultime due decadi da internet: la televisione, per l'appunto.
Ed è così che ognuno finisce per cucirsi addosso un ruolo che non saprà mai se essere il suo, quello che ha scelto o quello che gli è stato assegnato, e dovrà decidere - o credere di farlo - se gettarsi a capofitto in prima linea come un Don Chisciotte da salotto o un aspirante agnello sacrificale culturale oppure farsi da parte, perchè troppo impegnato a provare piacere, dolore, gioia, amore.
Tutto quello che si chiama vivere.



MrFord




"Networking, I'm user friendly 
networking, I install with ease 
data processed, truly Basic
I will upload you, you can download me."
Warren Zevon - "Networking" - 




Italia - Uruguay

La trama (con parole mie): oggi è finito ingloriosamente il Mondiale dell'Italia, eliminata per la seconda edizione consecutiva dalla rassegna iridata nei gironi di qualificazione.
Non accadeva dagli anni sessanta.
Nonostante io stesso nutrissi speranze quantomeno di passare il turno, non restano dubbi: questa Nazionale è lo specchio di un Paese che, da troppo tempo, non offre davvero più nulla per cui valga la pena credere.
Peccato davvero.
Questo, però, non pregiudicherà la mia voglia di continuare a seguire un Campionato del mondo che è una continua sorpresa. E lo dimostra il tabellone degli ottavi, da una parte e dall'altra, che porterà alle prime semifinaliste.









Pensavo che, con Italia - Costarica, si fosse toccato il fondo rispetto alla qualità che poteva offrire una partita di calcio, Azzurri presenti o no. E invece i nostri, ben accompagnati dai colleghi dell'Uruguay - che non hanno prodotto niente di meglio - sono riusciti a fornire uno degli spettacoli calcistici più brutti che si potessero ricordare, lontano anni luce da quella che doveva essere una lotta all'ultimo minuto per un match da dentro o fuori.
Ieri sera, guardando Brasile - Camerun, una praticamente già qualificata e l'altra aritmeticamente a casa, mi sono esaltato molto di più.
Figurarsi.
E ci saranno le polemiche - in effetti, il rosso a Marchisio è fantascienza -, il caldo, le scuse, le accuse - principalmente a Prandelli, che mi starà pure simpatico, ma pare non averne azzeccata quasi nessuna, in questa fallimentare e a quanto pare sua ultima esperienza come ct - e chi più ne ha, più ne metta, ma la cosa peggiore è che si è trattata di una partita semplicemente scarsa. Scarsissima.
Quattro anni fa, quando l'eliminazione giunse con una sconfitta alla terza gara del girone eliminatorio, scrissi che ero felice di poter essere un tifoso di calcio per la tensione e l'emozione accumulata negli ultimi minuti, malgrado la Nazionale avesse inesorabilmente deluso.
In questo caso non c'è stato neppure questo.
Tanto sarebbe valso schierare Paletta.
E magari, allora, ci saremmo anche divertiti.









Buffon ha fatto quello che ha potuto, mettendo la mano per rimediare a quelle poche - ma limpide - occasioni costruite dall'Uruguay.
Bonucci, all'esordio, si è portato a casa la pagnotta, ma in fondo poco importava.
Stesso discorso per Barzagli, che comunque si conferma assolutamente troppo lento per essere un difensore di livello - vedasi gente come David Luiz -.
Chiellini alza leggermente il voto delle prestazioni - scarse - precedenti mostrando quantomeno la volontà di gettare il cuore oltre l'ostacolo, finendo in attacco più spesso di alcuni suoi compagni che quello dovrebbero fare per contratto.
D'Artagnan, invece, dalla speranza di essere il Grosso di questo Mondiale è passato all'essere piccolo. Troppo piccolo.
Marchisio c'ha provato. Ma non è andata troppo bene.
Verratti, l'unico a produrre qualcosa degno di nota nel secondo tempo, è uscito per crampi, o chissà per quale altro motivo. Ed io mi chiedo: a venti e poco più anni, con un'occasione di questo genere tra i piedi, ma sul serio abbandoni il campo come se niente fosse?
Chi, ad ogni modo, pensava che il ragazzo potesse diventare il nuovo Pirlo, si sbaglia di grosso. Alla sua età, il glaciale Andrea - senza stare a citare gente come Del Piero o l'inarrivabile Baggio - era già in grado di prendere per mano la squadra e cambiare le partite.
Al posto di Verratti è entrato, a secondo tempo inoltrato, Thiago Motta.
E la domanda sorge spontanea: Prandelli, il tuo pusher è Walter White!?
Pirlo, probabilmente, aveva già capito al primo minuto della sfida con il Costarica cosa sarebbe accaduto. Pare il capitano di una nave che affonda.
De Sciglio è un ragazzino. Bravino, per carità. Ma non lo spaccino per il nuovo Tassotti, o Maldini. Perchè sta proprio su un altro pianeta.
Immobile. Di nome e di fatto. Quello che doveva essere il salvatore della patria è diventato un incubo su gambe. Spero che la dirigenza e l'allenatore del Borussia Dortmund non abbiano visto la partita, altrimenti c'è il rischio che lo rispediscano a Torino per direttissima.
Senza contare che il simpatico Ciro ha deciso, imitando Verratti, di lasciare anzitempo il campo distrutto dai crampi. Gli è subentrato Cassano. Ora, mi sono ripromesso di non fare polemiche da italiano medio, ma davvero il barese imbullonato al terreno come un omino del Subbuteo con i piedi nel cemento e dall'autonomia di due/tre minuti scarsi era preferibile a Giuseppe Rossi, giudicato non pronto e troppo fragile?
Balotelli. L'avevo già detto. Mario non è un fenomeno. E', come giustamente afferma Julez, una specie di Vieri di serie b. Se, poi, palle non ne arrivano, tanti saluti e baci.
Ad ogni modo ho trovato assolutamente assurdo privarci dell'unico attaccante di peso alla fine del primo tempo per mettere in campo il pur volenteroso ed alcolico Barolo, che non è un giocatore in grado di prendere per mano una squadra e condurla alla vittoria.









Tant'è. Usciamo meritatamente, risparmiandoci comunque la figuraccia che avremmo rimediato agli ottavi di finale contro una Colombia in grande spolvero, che passa il turno accanto ad una Grecia risorta dopo un primo turno che la dava per spacciata.
Il contrario di quanto accaduto a noi, passati dai tweet ironici all'indirizzo degli inglesi e dalle grandi speranze di vittoria al ritorno a casa a capo chino, piegati da un Uruguay certo non irresistibile, che pare avere adottato lo stile furbetto e molto europeo del Brasile, solo con molta meno classe.
Un peccato, perchè da tifosi si spera sempre nel meglio.
D'altra parte, però, è forse giunto il momento che qualcosa cambi, qui nella Terra dei cachi, che si parli di calcio, politica, situazione economica o sociale.
Non siamo, infatti, neppure più il Paese della Resistenza all'ultimo respiro - che ci ha portato in cima al mondo nel duemilasei, Mondiale vinto con grandi meriti di una difesa strenua e quasi imbattibile, e di un attacco cinico e senza troppi fronzoli -, del catenaccio e del contropiede, degli urli a squarciagola di gioia incontenibile.
Siamo una Nazione mediocre, rappresentata da giocatori mediocri.
E, cosa ancora peggiore, priva del carattere necessario per poter alzare la testa.







Restano due possibilità, davanti a noi: rimboccarci tutti le maniche e ripartire da zero - e badate, il calcio è solo una metafora - con pazienza e perseveranza, o guardare altrove, e andarsene via.
Un pò come Graziano Pellè, che dopo una serie di infruttuose esperienze tra Serie A e B, da qualche anno milita nel Feyenord, in Olanda, dove in sessantaquattro presenze ha realizzato cinquantaquattro gol. Ora, qualcuno probabilmente dirà che il campionato nella patria dei tulipani vale sicuramente meno del nostro, eppure loro veleggiano felici verso la fase finale dei Mondiali con punteggio pieno e partite spettacolari, mentre noi torniamo a casa dopo un girone al limite del disastroso.
Le scelte, spesso e volentieri, influenzano la vita.
E da viaggiatore, assolutamente non patriottico e casinista quale sono, devo dire che mi dispiace dover sperare di poterne fare al di fuori di questi confini, o che le possa - o peggio, debba - fare mio figlio. Perchè è una sconfitta anche nostra.







Continua, debacle nostrane a parte, il sorprendente Mondiale carioca, che ora  - e dopo le partite di questa sera - vede da un lato del tabellone Brasile - Cile e Colombia - Uruguay e dall'altro Olanda - Messico e Costa Rica - Grecia. Tolti i grandi nomi dei verdeoro e degli orange, probabilmente nessuno, alla vigilia, si sarebbe aspettato degli accoppiamenti di questo genere.
Sulla carta, dunque, Brasile e Olanda potrebbero essere due delle quattro semifinaliste del torneo.
Ma voglio sperare che possa non essere tutto così scontato, e che le sorprese continuino ad imperversare in questa Coppa del mondo assolutamente ed incondizionatamente globalizzata.
Con buona pace del calcio vecchia maniera.



MrFord




martedì 24 giugno 2014

Saloon Mundial: sotto i riflettori, dietro le quinte

La trama (con parole mie): agli archivi l'ultima sfida della seconda tornata di partite che ha visto opposti il Portogallo e gli States, è iniziata la lotteria del terzo e decisivo turno.
A partire da oggi, e per i prossimi giorni, conosceremo dunque quelle che saranno le sedici squadre pronte ad accedere alla fase finale, così come gli accoppiamenti degli ottavi.
Ad iniziare le danze i gironi A e B, con il Brasile da una parte e l'Olanda dall'altra a farla da padrone.









Nella notte, ed in attesa di concentrarci su quello che ci aspetta da qui in avanti al Mondiale, si è assistito a quello che potrebbe essere il capitolo conclusivo - almeno psicologicamente - di Cristiano Ronaldo e dei suoi compagni in Brasile.
Il pareggio agguantato al novantacinquesimo - e neppure così meritato - ed una flebile speranza non basteranno, probabilmente, ai lusitani per guadagnare gli ottavi, ormai materia principalmente di Germania e USA stessi: questi ultimi, guidati dal mitico Klinsmann, si uniscono alla già nutrita schiera di squadre sorpresa di questo Mondiale, pronti a giocarsi un posto al sole da questo momento in avanti.
Staremo a vedere.






Nel pomeriggio, e nel disinteresse quasi generale, si è giocata anche Spagna - Australia, partita di consolazione tra due formazioni già eliminate che ha purtroppo per il sottoscritto condotto ad una piena vittoria degli iberici, che in questo modo finiscono perfino per salvare la faccia a seguito di una prestazione iridata da dimenticare, considerato il loro ruolo di Campioni in carica.
Mi dispiace molto per i miei amici canguri, che escono con tre sconfitte su tre partite - passivo certamente immeritato - e tornano a casa con l'etichetta di squadra materasso. Peccato.
Prima o poi, spero di vederli agli ottavi - quantomeno - come nel duemilasei, che tanto ci portò bene.








Nella partita che contava del Girone B l'Olanda ha finito per regolare anche il Cile centrando tre vittorie su tre partite per giungere agli ottavi da favorita: gli Orange, che mi stanno molto simpatici, però, non hanno il Destino dalla loro.
Di norma, infatti, chi parte troppo forte in queste competizioni finisce per uscire miseramente decisamente prima della Finale, senza contare che la stessa non ha mai riservato soddisfazioni ai Tulipani - tre sconfitte su tre, nel 1974, 1978 e 2010 -.
Ora i ragazzi di Van Gaal se la vedranno con il Messico, mettendo di fatto a confronto uno degli attacchi più dirompenti del Mondiale con una delle difese migliori. Ne vedremo delle belle, spero.








Scrivevo poco sopra dei Sombreros, ed ecco che, nonostante la Croazia dovesse giocare per vincere e alla disperata - come dovrebbe fare l'Italia domani, anzi oggi -, la squadra centroamericana regola il conto con Mandzukic e soci nettamente volando dritta a sfidare l'Olanda agli ottavi, illudendo perfino il sottoscritto almeno per una decina di minuti di poter addirittura superare il Brasile nella differenza reti e dunque in classifica.
Peccato.
Ma anche così, sono contento.
Unica macchia il fatto che sia finita l'imbattibilità di Ochoa, idolo incontrastato di casa Ford dai tempi del match contro i verdeoro.









Ed eccoci al tasto dolente della serata. Probabilmente dovrei vietarmi, in questo Mondiale che sto seguendo così attentamente, di guardare le partite della Nazionale di casa.
In un modo o nell'altro, infatti, i giocatori, il tecnico, il pubblico, l'approccio solleticano la mia voglia di bottigliate e di schierarmi sempre e comunque dalla parte degli outsiders, scatenando al contempo il mio lato meno equilibrato: dal telecronista Rai ai siti specializzati, infatti, al momento sono tutti impegnati ad incensare il Brasile ritrovato, quello che ha annientato la bellezza del Camerun, probabilmente una delle squadre più scarse - soprattutto in difesa - dell'intero torneo.
Sono lontani i tempi, per i Leoni, di N'Kono e Milla.
E senza dubbio i carioca, quando vogliono e ci si mettono, fanno paura. Ma ancora non basta.
Questo Mondiale è davvero senza padroni, e sinceramente, ho come l'impressione che di fronte ad una compagine più serrata, il passivo non sarebbe certo così pesante, almeno a favore, per gli idoli locali.
Senza contare che, match dopo match, detesto sempre più la stella Neymar.
Il ragazzo ha talento da vendere, ed un grande acume tattico.
Eppure è assolutamente irritante sul campo.
Pronto a volare neanche fosse Superman al minimo buffetto e a rifilare colpi più o meno proibiti ad arbitro distratto, a recitare la parte dell'ex bambino povero baciato dal Destino anche quando è chiara la dimensione del suo ego, a rifiutare la mano ad un avversario una volta subito un intervento falloso e a darla quando è utile ad evitare un'ammonizione, l'attaccante del Barcellona è un concentrato di tutto quello che normalmente detesto: il talento con il culo pesantemente poggiato sul talento stesso.
Soltanto il fantasma Messi riesce a darmi più fastidio.
Spero, per quanto possa suonare antisportivo, che questo Mondiale, per Neymar, possa concludersi in due modi: l'incontro con un difensore che non ha paura delle conseguenze legate al fatto di privare il Brasile del suo asso o le lacrime per una sconfitta che la sua classe non meriterebbe, ma lui sì.
Senza alcun dubbio.
Del resto, le batoste rendono uomini.
E Neymar mi pare ancora un ragazzino tutto parrucchiere e Playstation.



MrFord