venerdì 24 marzo 2017

On the job (Erik Matti, Filippine, 2013, 118')





Fin dai primi passi mossi nell'incredibile mondo del Cinema d'Oriente, compiutid a suon di pallottole grazie a Kitano e To, sono sempre stato affascinato dal modo di raccontare il dramma e lo struggimento del crimine e di una realtà senza uscite dei nostri cugini ad Est: probabilmente liberi dai condizionamenti religiosi e culturali presenti da queste parti, infatti, ho sempre trovato gli autori asiatici ben più capaci di quelli occidentali di rappresentare senza nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso la crudeltà di un certo tipo di storie e di mondi, così come la semplicità, l'emozione e, a tratti, l'ironia macabra delle stesse - una sequenza come quella del confronto tra Kitano ed il pedofilo in L'estate di Kikujiro, probabilmente, qui avrebbe provocato uno scandalo -.
Dunque, quando si tratta di crime violento proveniente da Oriente, da queste parti si sfonda una porta aperta: doveva ben saperlo il mio fratellino Dembo quando, nel corso di un pomeriggio a casa sua con i bimbi scatenati, il Fordino in fremente attesa di vedere ancora una volta il pappagallo Elvis ed i consueti scambi "tra genitori", ha gentilmente offerto al sottoscritto questo On the job, teso crime filippino di qualche anno fa inspiegabilmente uscito sul mercato home video anche in Italia e ben recensito in rete.
Il risultato è stato, oltre ad un viaggio nel tempo fino all'epoca in cui il già citato Kitano e John Woo erano i miei mostri sacri, una vera, interessante scoperta: a prescindere dal fatto che sia ispirato a fatti realmente accaduti - e non mi stupisco, Manila è una delle metropoli con il più alto tasso di corruzione e criminalità di tutta l'Asia -, On the job rappresenta il tipico racconto senza speranze manifesto dell'hard boiled, in cui tutti perdono, specie se sono "buoni" o animati da intenzioni "giuste", il Potere vince sulla Giustizia, il sangue sulla speranza e chi più ne ha, più ne metta.
Da entrambi i lati della barricata, che si tratti di poliziotti o criminali, la bassa manovalanza finisce fagocitata dai meccanismi dei grandi burattinai di entrambe, spesso soffocata nel sangue: in questo senso, occorre ammettere una perizia notevole - nonostante un montaggio a mio parere non sempre all'altezza - nel rappresentare con un realismo sconvolgente le fasi più concitate e violente di inseguimenti ed uccisioni, così come l'ottima scrittura che permette allo spettatore di trovare spunti di coinvolgimento che si parli dei poliziotti in caccia, dei criminali pronti a tutto - anche a fare da sicari per il Governo - pur di toccare con mano una speranza tradotta in termini economici o di promesse di libertà, e delle vittime.
Come di consueto, eminenza grigia ed avversario di tutti - nonchè mio, da spettatore e da uomo - il Potere costituito manovrato dalle dittature silenziose, che si esprimono per bocca di personaggi come il generale Pacheco e tutti quelli come lui, "guardiani" silenziosi di democrazie che celano imperi, monarchie pronte a spacciarsi per repubbliche: e non nascondo che, per indole ed inclinazione, se non ci fosse stata l'azione a stemperare il mio lato ribelle e politico, mi sarei indignato di fronte all'ennesima dimostrazione di come vanno le cose, a prescindere dalla parte del mondo in cui ci si trova.
Per poter quantomeno accantonare il pensiero, mi sono rifugiato, neanche fossi tornato ai tempi di The Killer, al rapporto ed allo struggente finale dello stesso tra i due sicari: umanità, sangue e lacrime.
Qualcosa di vissuto, nel bene o nel male.
Qualcosa che il potere non potrà mai comprendere.
Perchè quello si mangia tutto, senza badare al sapore.




MrFord




 

giovedì 23 marzo 2017

Thursday's child



Passata la sbornia degli Oscar e lo sconvolgimento per questo duemiladiciassette che pare dominato da una tregua fin troppo prolungata tra questo vecchio cowboy ed il suo ormai quasi ex antagonista numero uno Cannibal Kid, ecco una settimana di visioni più tranquilla, che non pare promettere botti particolari ma che, almeno in parte, alimenta la speranza dei due rivali per antonomasia della blogosfera di tornare a combattere come si deve. Speriamo sia davvero così.



"Mi hanno chiamato questo taxi. Spero solo che al volante non ci sia Ford."



Life – Non oltrepassare il limite
 
"Nessun segno di vita cannibale. Meno male."
 
Cannibal dice: Un film con Jake Gyllenhaal lo si guarda a prescindere. L'ambientazione claustrofobica su una stazione spaziale e la possibilità di trovarsi di fronte a un potenziale nuovo Gravity invece mi preoccupano un po' e mi sanno di solita fordianata a livelli stellari, però prevale comunque la fiducia in Jake.
Ford dice: Gyllenhaal è uno dei pochissimi attori a trovare grande sostegno su Pensieri Cannibali così come su White Russian. Questo film, però, non pare ispirare granchè nessuno dei due ormai spenti rivali numeri uno della blogosfera. Si rivelerà una sorpresa, o la conferma di una schifezzina inutile?
 
 


La cura del benessere
 
"Neanche con i metodi da Arancia Meccanica diventerò un fan di Pensieri Cannibali."
 
Cannibal dice: Ritorno all'horror per Gore Verbinski, il regista del primo terrificante (dico in senso positivo) The Ring a stelle e strisce, poi passato alla noiosa saga dei Pirati Fordiani dei Caraibi. La speranza di un lavoro che possa curare dal malessere del cinema dell'orrore degli ultimi tempi c'è.
Ford dice: Verbinski non mi dispiace, l'ho sempre sostenuto sia nella sua versione horror che family-friendly, ho adorato Rango e anche The Lone Ranger. Questo ritorno alle origini sarà convincente e spaventoso abbastanza per me? La risposta spero presto, nel frattempo correrò a comprare dei pannolini per il Cucciolo Eroico, notoriamente un cagasotto quando si tratta di film di paura.
 


Elle
 
"Tu che sei uscito da un racconto di Poe sei perfetto per essere il nuovo gatto di casa Goi."
 
Cannibal dice: Un'ottima Isabelle Huppert in un film francese molto radical-chic che quindi ho apprezzato parecchio. A Ford invece credo abbia fatto storcere di più il naso, ma d'altra parte si sa che in realtà tra noi due quello davvero con la puzza sotto il naso sempre pronto a criticare è lui.
Ford dice: ho visto Elle, incensato dalla critica in lungo e in largo, ormai lo scorso novembre, ed ho tenuto in serbo il post per quando sarebbe uscito - forse - in Italia. Ora ci siamo, e finalmente posso sperare in uno dei titoli che potrebbe ridare linfa alla mia rivalità con Cannibal. Almeno spero.
 


Victoria
 
"Cannibal? Ecco la mia risposta alle tue avances!"
 
Cannibal dice: Esce finalmente nei cinema italiani questo strepitoso film tedesco ambientato tutto in una notte e tutto girato con un unico piano sequenza. Qui (http://www.pensiericannibali.com/2016/01/victoria-che-bello.html) potete recuperare il mio post su questo gioiello, che Ford colpevolmente (e prevedibilmente) penso si sia perso.
Ford dice: mentre su Elle ho giocato d'anticipo, con Victoria sono clamorosamente in ritardo. Questo titolo che ha colpito molti dei miei colleghi della blogosfera, infatti, giace nell'hard disk del Saloon da almeno un anno, in attesa di tempi migliori.
Direi che quei tempi sono arrivati.
 

Non è un paese per giovani
 
"Facciamo un selfie e mandiamolo a quei due bloggers che pensano di essere giovani!"
 
Cannibal dice: Che l'Italia non sia un paese per giovani non è certo una novità. Basta solo dire che Ford e Cannibal sono ancora considerati dei giovani blogger in erba... Oddio, forse Ford no.
La pellicola comunque è teen abbastanza per piacermi e per tenere alla larga il mio blogger rivale.
Ford dice: di questa pellicola ho visto il trailer per caso in tv qualche giorno fa, e mi sono detto “ecco qui la classica cannibalata italiana”. Inutile dire che non correrò alla ricerca di una sala che lo inserisca in programmazione.
 
 


Slam – Tutto per una ragazza
 
"Bello, sei meno mobile di Ford quando balla o Cannibal quando tenta di fare wrestling."
 
Cannibal dice: Un film italiano tratto da un libro di Nick Hornby. Può suonare come una cosa strana, ma in realtà era già successa con È nata una star? con Luciana Littizzetto. Oltre all'ispirazione hornbyiana, in questo caso ci troviamo pure di fronte a una pellicola adolescenziale, quindi il sapore di cannibalata è molto forte. Si prega ai gentili Ford di girare al largo.
Ford dice: seconda cannibalata italiana della settimana. Che sia l'inizio di un nuovo, proficuo periodo di insulti e colpi bassi all'indirizzo del mio rivale e dei suoi gusti?
 
 

In viaggio con Jacqueline
 
"Hey, venite tutti a vedere un esemplare di Ford!"
 
Cannibal dice: Ambientazione campagnola per una di quelle pellicole francesi che non sanno tanto di radical-chicchismo cannibale, quanto piuttosto di roba indigesta pane & salame buona giusto per gli stomaci più fordiani. Io in questo viaggio con Jacqueline e con Ford non ci parto.
Ford dice: e dopo due cannibalate italiani, eccone servita una francese. Quasi quasi rimpiango perfino la delusione cocente di John Wick 2.
 
 

Moda mia
 
"Ford, non ho più intenzione di essere in disaccordo con te!" "Cannibal, non ci provare neanche, o te ne arriva uno!"
 
Cannibal dice: La storia di un ragazzino sardo che vuole diventare uno stilista e nel cast c'è pure Melissa Satta! Si tratta di un piccolo film italiano in cui il cannibalismo fashion incontra il panesalamesimo fordiano, o solo di una boiata?
Ford dice: non mi sono mai preoccupato della moda, da buon tamarro. Lascio volentieri il campo a quel fighetto senza quartiere di Cannibal, che si potrà sbizzarrire a sfilare in passerella come un novello Zoolander.
 
 

Sfashion
 
"Dove stiamo andando?" "Hanno messo dentro Cannibal. Ford ha richiesto i migliori avvocati per tirarlo fuori, o non avrà neppure un finto rivale."
 
Cannibal dice: Altra pellicola italiana in uscita questa settimana a tematica fashion, o meglio sfashion. Adesso basta!
Ford dice: comincio a pensare che questa sia una settimana horror allo stato puro. Speriamo in un ritorno del caro, vecchio, sano panesalamismo fordiano la prossima settimana.
 


mercoledì 22 marzo 2017

Billy Lynn - Un giorno da eroe (Ang Lee, UK/USA/Cina, 2016, 113')


Risultati immagini per billy lynn locandina




E' curioso quanto la guerra, uno degli atti più terribili che l'Uomo possa concepire eppure, tristemente, anche uno dei più reiterati della Storia, continui a venire sfruttata per manipolare le masse, coprire gli interessi di uno Stato - o più di uno -, alimentare ideali più o meno logici, ispirare canzoni, film, romanzi che si battano a favore o contro la stessa, e ad un tempo provochi l'inevitabile allontanamento dalla società che la genera di coloro che si sono trovati a combatterla, fosse "per un ideale, per una truffa o un amore finito male", come cantava De Andrè.
Da E Johnny prese il fucile, M.A.S.H., Full Metal Jacket a Rambo, Apocalypse Now ed American Sniper, solo per citarne alcuni, il reduce o il soldato spesso e volentieri ha finito per diventare l'outsider di una storia che era la sua, una vicenda di miserie umane senza dubbio più che di eroismi e grandi sogni: perchè un soldato non è un eroe, una figura da stigmatizzare o mitizzare.
E' un uomo che ha scelto -  o è stato portato a scegliere - una strada difficile e terribile, che spesso non ha nulla di meglio in cui credere o sperare, e che ritrova se stesso e la propria condizione di equilibrio - se così si può definire - solo accanto a quella che diviene la sua famiglia, ovvero chi al suo fianco condivide la follia, il rischio, il dolore e l'adrenalina della guerra.
Ang Lee, regista premiatissimo che nel corso della sua carriera ha portato sullo schermo film agli antitesi tra loro, torna in sordina - credo che questo sia stato uno dei suoi lavori meno pubblicizzati in assoluto, almeno qui in Italia, ed un flop devastante negli States, forse lontani ad una logica "contro" come questa - per raccontare con un rigore ed un'asciuttezza che in precedenza avevo visto soltanto nel Cinema di Eastwood un'altra storia in grado di far ripensare all'assurdità non solo - o non tanto, putroppo - della guerra, ma anche e soprattutto di quella che è la percezione della stessa all'esterno, in un mondo lontano da quello che i soldati provano sulla pelle, e che finisce per demonizzarli o idealizzarli senza pensare che loro, come la maggior parte di noi che viviamo in contesti sociali "evoluti", siano solo strumenti, come se non bastasse sacrificabili.
Ang Lee che, da non americano, mostra a partire da un romanzo nato per criticare determinati approcci, contesti e strascichi con grande umanità sia il lato in una certa misura "romantico" della guerra - il rapporto tra il protagonista ed il suo mentore al fronte, quel "è inutile cercare di scappare dai proiettili, perchè quello che ti toccherà è già stato sparato il giorno della tua nascita", il cameratismo con i commilitoni - sia quello tristemente reale, dalla strumentalizzazione dei singoli gesti o atti "eroici" - agghiaccianti i confronti con il magnate interpretato da Steve Martin, o tutta la sequenza del concerto durante l'intervallo della partita di football, dai fuochi d'artificio pronti a sconvolgere i soldati abituati a ben altre esplosioni al ballerino che, sul palco, durante l'esibizione pronuncia quel "vaffanculo" che, più che di lotta per la pace, sa di insulto all'intelligenza -, agli egoismi sentimentali - il rapporto di Billy con la sorella, che lotta più per se stessa che non per lui affinchè richieda il congedo, a quello con la cheerleader conosciuta durante l'evento, che trova spazio nel faccia a faccia prima dell'epilogo per uno dei confronti più terribili che possano essere stati pensati per una storia d'amore, o potenziale tale, in un film -.
Così come per The Hurt Locker o Jarhead, ancora una volta si torna a parlare di quanto incida un atto terribile come la guerra sul corpo, la mente e la socialità di chi l'ha combattuta o la combatte: in un certo senso, viene quasi da pensare che per gente come Billy, che a casa, nella cittadina del Texas dove è cresciuto, era solo un cazzone casinista che al fronte è maturato e cresciuto, fugga a combattere mettendo in gioco la propria vita perchè decisa ad allontanarsi da situazioni che potrebbero rivelarsi decisamente più terribili, perchè legate ad una perdita di libertà che fa impallidire quella che viene usata come scusa per essere mandati al macello.
Dalla guerra, vivi o morti, difficilmente si torna.
E forse c'è chi parte per combatterla perchè sa bene che le probabilità di sopravvivere a quella che lo aspetta a casa sarebbero ancora più scarse.




MrFord






martedì 21 marzo 2017

John Wick - Capitolo 2 (Chad Stahelski, USA, 2016, 122')

Risultati immagini per john wick 2 poster




Quando si parla di action movies tamarri, l'hype che mi travolge nell'attesa della visione è superiore a quello di qualsiasi proposta d'autore, film di Clint Eastwood o Michael Mann.
Probabilmente, soltanto un ritorno a sorpresa del mitico Stanley potrebbe scatenare dentro di me qualcosa di più devastante.
Dunque, capirete bene quanto attendessi, dopo l'ottimo exploit - inaspettato, tra le altre cose - di John Wick qualche anno fa, il nuovo film della saga dedicata all'ex assassino spaccaculi ed ammazzacristianiamazzi interpretato da Keanu Reeves, che lasciati a casa i panni del "cibernetico signore degli anelli" con il buon John aveva ritrovato il posto che gli competeva nel panorama action dai tempi di Speed.
E capirete bene quanto possa essermi sentito deluso e quasi incazzato, non fossi stato intorpidito completamente dal sonno al termine della visione.
Perchè il secondo capitolo di John Wick è una delle delusioni più terribili che abbia patito nel corso degli ultimi mesi: un prodotto moscio, privo di ironia, eccessivamente serioso, statico non tanto nelle sequenze d'azione - ben congeniate - quanto nello spirito, un trito e ritrito portato avanti per due ore che paiono interminabili - ed in questi casi non dovrebbe certo andare in questo modo - e che hanno il sapore di raccordo per un eventuale terzo capitolo, quasi si volesse cercare di trasformare John Wick in una produzione, per l'appunto, nello stile di Michael Mann, senza ricordare che le tamarrate non solo devono restare tamarrate, ma anche e soprattutto pestare il piede sull'acceleratore ogni volta possibile - in questo senso, una lezione è data dall'impietoso confronto tra Expendables 2 e 3, per citare una saga che adoro alla follia -.
E pensare che l'unico a seguire questo consiglio sia il nostrano Riccardo Scamarcio - che non è esattamente Marlon Brando, per essere quantomeno alla lontana politically correct - è l'indice di quanto, purtroppo per me e per tutti i fan del personaggio, questo secondo capitolo sia un fallimento su tutta la linea, quasi un ritorno alle atmosfere cupe e pesanti degli anni novanta che, lo sanno anche i sassi, con l'action sguaiata sono stati teneri quanto John con chi gli ha rubato la macchina ed ammazzato il cane.
Peccato davvero, perchè mi sarei aspettato fuochi d'artificio, momenti di esaltazione con salti sul divano ed un giro aggiuntivo di bevute per festeggiare e mi sono ritrovato abbattuto, deluso, quasi stroncato dal sonno e per la prima volta dopo settimane desideroso di andare a letto senza passare dal via, e soprattutto senza neppure avvicinarmi alla mezzanotte - non succede praticamente mai, a meno che non stia davvero male -.
John Wick - Capitolo 2, dunque, pecca nel tentare di apparire come un action d'autore - perchè non siamo certo sul pianeta, nella galassia o nell'universo di cose come The Raid 2 o Blackhat - così come una tamarrata senza ritegno alcuno - cosa perfettamente riuscita con The Equalizer, ad esempio -, e si tuffa neppure troppo bene nel grande oceano di titoli destinati ad essere dimenticati in fretta e senza alcun rimpianto.
L'unica nota positiva potrebbe essere data dal fatto che, dal molto probabile capitolo tre, mi aspetterò decisamente meno.




MrFord






lunedì 20 marzo 2017

Logan - The Wolverine (James Mangold, USA, 2017, 137')





Senza ombra di dubbio, quasi quanto e forse più del buon, vecchio Spidey, e ben oltre il livello degli eroi "cosmici" come gli Avengers, Wolverine ha rappresentato una svolta ed una fortuna enorme per Mamma Marvel, la casa editrice di fumetti mainstream più importante degli USA e del mondo.
Il mutante artigliato, spigoloso ed arcigno, lontano dalle regole eppure cuore ed anima degli X-Men per decenni, rappresenta senza dubbio il prototipo perfetto dell'antieroe tanto quanto finisce per esserlo Batman nella diretta concorrente DC - nonostante la versione marvelliana del Cavaliere Oscuro sia senza dubbio più quella fornita da Daredevil -: un catalizzatore perfetto dell'attenzione sia del pubblico molto nerd e sfigato - che Wolverine vorrebbe essere per esorcizzare le proprie debolezze - che di quello cool e cocky - che nello stesso si specchia per massaggiare il proprio ego -.
L'idea - ispirata da una graphic novel all'esterno della normale continuity, per quanto io ormai sia fuori da tutti i giochi, come lettore - di portare in sala un film - che dovrebbe essere l'ultimo con protagonista Hugh Jackman - che almeno per il momento chiuda i conti con la sua figura risulta interessante principalmente perchè giunta quasi a fungere da botto d'addio ad una saga cinematografica - quella, per l'appunto, dedicata a Wolverine - decisamente non esaltante, e che per la prima volta si propone di rendere il giusto onore ad un charachter che ha fatto la Storia del Fumetto.
James Mangold, artigiano di grande esperienza e qualità - portano la sua firma titoli che ho molto amato come Identità e Walk the line -, centra il bersaglio con un on the road crepuscolare dal vago sapore Western che mostra un Logan invecchiato e messo alle corde dalle cicatrici delle fin troppe battaglie muoversi in un mondo in cui i mutanti sono solo un vecchio ricordo, fatta eccezione per sparute eccezioni come lui stesso, il tracker Calibano ed il vecchio Xavier, ormai novantenne e sboccato come si era visto solo nella sua incarnazione giovane e scombinata fornita da James McAvoy.
Un mondo con ben poche speranze, al quale cercano di sopravvivere nuovi e giovanissimi mutanti creati in laboratorio a partire dai DNA di esemplari più "anziani" - come lo stesso Wolverine - pronti a tentare il tutto per tutto per raggiungere il Canada e la speranza di un futuro migliore - ed in questo senso, pare quasi di osservare una critica agli States made in Trumpence -: braccati dai Reavers guidati dal bieco Pierce - si rivede il Boyd Holbrook di Narcos - e lanciati, tra ironia, malinconia, rapporti genitoriali ed uno sguardo appena accennato al futuro, i protagonisti della vicenda abbracciano la grande epopea degli outsiders tipica dei film action di Cimino, Peckinpah e Friedkin, buttandosi a capofitto in un'impresa apparentemente suicida senza voltarsi indietro, o sperare che le cose, il mondo, dio o chissà cos'altro possano cambiare la realtà e regalare un sogno colori pastello, tutti amici ed andate in pace.
E vedere quello che, da sempre, è il supereroe ribelle per eccellenza, sopra le righe e praticamente immortale vecchio - o quantomeno, invecchiato -, stanco e ferito dentro e fuori, aggiunge epicità ad un prodotto che pare la versione crepuscolare dello scanzonato e grottesco Deadpool, che dotato di poteri simili a quelli di Wolverine pare rappresentarne l'aspetto più ludico e larger than life.
Qui, al contrario, c'è spazio solo per la polvere.
Ma attenzione: non parliamo di un film cupo e triste per il quale i fan potranno essere contenti solo pensando alla violenza per una volta resa in modo decisamente più esplicito, quanto di una sorta di poesia, di canto del commiato di quella che è una leggenda, Fumetto o Cinema che sia.
E come amo ripetere, in fondo si sa che nel West, quando la realtà incontra la leggenda, vince la leggenda.
E vince Logan.




MrFord




 

domenica 19 marzo 2017

Justified - Stagione 5 (FX, USA, 2014)




Fin dai tempi dei suoi esordi sugli schermi del Saloon, la saga del Marshall Raylan Givens è entrata subito a far parte del ristretto novero dei titoli assolutamente ed inequivocabilmente fordiani del piccolo schermo, finendo per diventare, con il tempo, dapprima un'ideale compagna di Sons of anarchy e dunque un palliativo al termine della cavalcata dei SamCro.
Del resto, con una cornice southern perfetta ed uno stile da Western moderno, un protagonista che unisce faccia da schiaffi ed un approccio cool e letale ed un antagonista - il Boyd di Walton Goggins, che ormai è parte del club dei miei idoli - che spesso e volentieri finisce per mangiarsi tutta la serie, Justified aveva tutte le carte in regola per fare breccia da queste parti: inoltre, giunti alla quinta e penultima stagione, si può notare quanto la qualità sia rimasta sostanzialmente immutata, anche grazie ai due main charachters appena citati ed alla capacità degli autori di non puntare mai troppo in alto o accontentarsi del troppo in basso nel continuare a raccontare le vite e le morti nella Contea di Harlan, sperduta tra le campagne del Sud in cui si spara prima di fare domande.
Nonostante tutto, devo ammettere che con questa quinta stagione ho impiegato più tempo che con le precedenti a sentirmi davvero all'interno della storia: sarà che, per quanto costante, il livello di questo titolo è rimasto sempre sugli stessi standard - alti - e non ci sono stati veri e propri scossoni - siano essi molto positivi o molto negativi -, o che i Crow, rappresentati dalla parte di famiglia giunta ad Harlan dalla Florida attratta dai soldi del patetico e grottesco Dewey - uno dei personaggi più sfigati ed involontariamente comici che ricordi - non mi sono mai sembrati davvero all'altezza di Raylan e Boyd, ma ci sono voluti il Cartello messicano - o almeno, una sua parte - ed un'escalation del mitico Crowder che con ogni probabilità porterà al definitivo confronto tra lui e Raylan nell'ultima stagione della serie - che, lo ammetto, fosse anche solo per questo non vedo l'ora di vedere - per premere sull'acceleratore e consentire a Givens e compagni di rimanere senza alcun dubbio tra i preferiti del sottoscritto, quantomeno in termini di affinità con un certo tipo di genere e narrazione.
Justified, del resto, è come uno di quei bourbon da stendere i cavalli che solo i bevitori più tosti riescono a reggere in quantità importanti, una storia che non fa sconti a nessuno e lascia cicatrici da una parte e dall'altra della barricata, mostra le sfumature oscure dei "buoni" e quelle luminose dei "cattivi" - in questo senso, Raylan e Boyd sono assolutamente perfetti -, senza scene madri o sparatorie epiche da antichi duelli - si veda il confronto tra Raylan e Danny, il Crow più squilibrato ed odioso della cricca, e l'assurda morte di quest'ultimo -, specchio di una provincia made in USA dove il sogno delle stelle e delle strisce non è mai arrivato, in cui l'unica possibilità resta quella di cercare di sopravvivere, a prescindere da dove porterà la strada che viene scelta.
Non resta, dunque, che tenersi stretti alla "sella" e cavalcare verso l'ultima stagione dedicata alle gesta di questo insolito tutore dell'ordine e dell'ancor più insolito suo amico/nemico d'infanzia, specchio, di fatto, delle scelte che l'uno o l'altro hanno abbracciato o allontanato nel corso della vita.
Spero soltanto non venga sparso troppo sangue.




MrFord




sabato 18 marzo 2017

La ragazza del treno (Tate Taylor, USA, 2016, 112')




Ai bei tempi - per una volta - degli anni novanta della mia adolescenza, ricordo bene l'epoca d'oro che visse il genere thriller, da Il silenzio degli innocenti a Se7en passando per Misery non deve morire e I soliti sospetti, neanche la grande tradizione di Maestri come Hitchcock si fosse rinnovata ed avesse trasmesso ispirazione ai registi saliti alla ribalta in quel periodo: un periodo che, purtroppo, giunse troppo presto al termine segnando un calo vertiginoso della qualità, tanto da essere considerato dal sottoscritto ormai una cosa da "sabato sera su Italia Uno" e non in accezione positiva, ovviamente.
La ragazza del treno, uscito qualche mese fa in sala e diretto dal Tate Taylor del pur buono The help è l'ennesimo esempio riconducibile alla categoria: un film funzionale e non brutto, in grado di tenere il ritmo ma assolutamente prevedibile - chi ha una certa passione per la settima arte e ne conosce non solo le grandi stelle ma anche i cosiddetti caratteristi avrà il colpevole servito su un piatto d'argento fin dalla prima apparizione dello stesso -, piatto ed incapace di rimanere davvero nella memoria dello spettatore, un pò come, in tempi recenti, sono stati anche Go with me o Premonition - Solace.
Produzioni che paiono la pallida copia di quelli che erano stati i cult di un ventennio fa per un genere che necessita di nuova linfa come l'aria, per evitare di finire soffocato in un mare di proposte confezionate a modo ma incapaci di comunicare davvero qualcosa.
Lo stesso spunto de La ragazza del treno - non ho letto il romanzo, dunque partivo a mente totalmente libera - è interessante, specie perchè giocato sia sul tema del voyeurismo - ed in questo senso, La finestra sul cortile ed Omicidio a luci rosse sono capisaldi imprescindibili - che su quello del dubbio, considerata l'inclinazione alcolica della protagonista, spesso e volentieri non considerata attendibile proprio a causa delle sue simpatie per la bottiglia che la rendono per la quasi totalità della pellicola una sorta di inascoltata Cassandra: eppure, a conti fatti, c'è qualcosa che non scorre, nell'ingranaggio, tanto da quasi annoiare più che avvincere nonostante qualche scossone proprio nella parte finale, e rendere la vita difficile ai poveri bloggers che, dopo una giornata alle prese con due piccole bestie selvagge - ed alludo ai Fordini -, una notte che potrebbe essere spezzettata dalle sveglie delle suddette ed al quarto e meno ispirato post consecutivo vorrebbero trovare una scintilla di portata decisamente superiore di quella offerta da Taylor e soci.
La ragazza del treno, dunque, appartiene a quella sfortunata categoria di film insipidi come una pasta senza sale o un'insalata senza aggiunta di limone o aceto - a seconda di quelli che sono i vostri gusti -, o peggio, di una birra analcolica o un mojito in lattina sempre rigorosamente alcool free: il sapore potrà anche essere quello, ma la sostanza decisamente no.
Se, dunque, volete riempire una serata o un pomeriggio senza correre il rischio di incazzarvi ma senza voler essere necessariamente impegnare lo spirito, eccovi serviti.
Non lamentatevi, però, se non avrete avuto non solo la cena del secolo, ma neppure il godurioso e lascivo sbracare dei fast food o degli all you can eat.




MrFord



venerdì 17 marzo 2017

Autobahn - Fuori controllo (Eran Creevy, UK/Germania/Cina, 2016, 99')




Di norma, quando in sala approda qualche nuovo filmaccio action da neuroni zero, finisco quasi subito per esaltarmi e considerarlo come priorità per la prima serata di stanca disponibile, o come visione cuscinetto nel corso delle sessioni di gioco con i Fordini: fin da bambino, del resto, le tamarrate hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nel mio rapporto con il Cinema, e fatta eccezione per gli anni - fortunatamente pochi, a conti fatti - di radicalchicchismo estremo non credo ci sia stato un altro periodo in cui non le abbia alternate alle visioni più profonde ed impegnative.
A volte, però, nel grande oceano di questo tipo di produzioni, si finisce per pescare pesci davvero indigesti, e dunque la soglia di attenzione nella scelta deve essere inevitabilmente alta: questo Autobahn - Fuori controllo, adattamento assurdo dell'originale Collide, era entrato nel novero dei titoli potenzialmente rischio merdata estrema, tanto da non farmi prendere, almeno inizialmente, in considerazione il recupero.
Quando, poi, il periodo da casalingo del sottoscritto ha finito per liberare parecchio spazio nei ripescaggi, ho deciso che il rischio poteva essere corso, e che alla peggio non avrei fatto altro che massacrare l'ennesimo tentativo action moderno non all'altezza dei miti degli anni ottanta: in questo senso, il lavoro di Eran Creevy non è risultato così agghiacciante, finendo per ricordare l'atmosfera di cose come Transporter - certo, l'assenza di uno Statham pesa, ma considerata l'aura "romantica", devo ammettere che il buon Nicholas Hoult finisce quasi per starci - e portando sullo schermo almeno due o tre sequenze legate alle rocambolesche fughe del protagonista dal punto di vista di ritmo ed adrenalina davvero niente male, dalle corse a piedi tra le viette di un paesino della provincia tedesca agli spettacolari incidenti d'auto in autostrada.
Certo, scrittura e realizzazione sono elementari, i due villains interpretati da Anthony Hopkins e Ben Kingsley caricaturali oltre misura - ed occasione per i loro interpreti di gigioneggiare in maniera quasi irritante -, l'evoluzione della trama ed in particolare il finale totalmente implausibili, ma mettendo a nanna il cervello e limitandosi a godere dei tentativi degli sgherri del boss - che paiono per la maggior parte hipster in versione killer dal passato militare - di far fuori il giovane ladro d'auto con il quale si trovano ad avere a che fare, direi che ce lo si può godere senza sentirsi troppo in colpa.
In un certo senso, prodotti innocui come questo vanno presi come - e l'ho già sottolineato in più di un'occasione - i fast food del Cinema, cibo porco e normalmente indigesto che in alcuni momenti, però, sta proprio bene, specialmente se accolto senza pretese: dunque armatevi di ignoranza, e soprattutto se amate spingere sull'acceleratore, prima che con la bella stagione giunga Fast 8 a fare la differenza, concedetevi uno snack da distributore automatico con questo Autobahn: non sazierà o non rappresenterà certo una nuova frontiera "culinaria", ma senza dubbio riempirà quel buco che separa la seconda colazione da un lauto pranzo.




MrFord




giovedì 16 marzo 2017

Thursday's child







Ed eccoci al nuovo appuntamento con le uscite che ci attendono nelle sale per questo weekend, nella speranza, fino a questo momento dell'anno vana, che possano alimentare come ai bei tempi la rivalità tra il sottoscritto e Cannibal Kid, che negli ultimi tempi, più che irritante e sconclusionato, mi è parso addirittura quasi simpatico ed in linea con il mio pensiero.
Uno scenario da film horror totale.


"Se Ford e Cannibal non si danno una regolata e tornano a combattersi come si deve, dovrò mettere il vestito della domenica e fare la festa ad entrambi."



La Bella e la Bestia

Ford e Cannibal festeggiano il loro periodo di inaspettata pace.

Cannibal dice: Non sono mai stato un grande fan della versione animata Disney de La Bella e la Bestia. Sarà che l'avevo visto quando ero troppo piccolo per apprezzarlo, o sarà che già allora era troppo una bambinata per me. Sono però pronto ad amare questa versione live-action, o se non altro sono pronto ad amare Emma Watson. Del resto non è che me ne freghi più di tanto. A partire dalla Bestia, in cui invece Ford immagino si ritroverà alla perfezione.
Ford dice: La bella e la bestia targato Disney è uno dei primi film d'animazione moderni ad aver portato un'idea di Cinema che andasse oltre il concetto di "cartoni animati" per bambini, nonostante l'approccio ancora molto musical tipico dei Classici della grande D.
Sinceramente, non sentivo alcun bisogno della versione live action, che penso si rivelerà solo una porcata buona per fare soldi al botteghino, o per rappresentare la storia del (non) bel Cannibal e del bestiale Ford.

 

John Wick – Capitolo 2

"Far fuori Cannibal? Una passeggiata. E' con Ford, che sarà più dura."

Cannibal dice: Il primo John Wick è uno dei film più inspiegabilmente sopravvalutati degli ultimi anni. Tutti a esaltarlo per quanto è tamarro e spettacolare, Ford in primis, io invece l'ho trovato parecchio noioso e serioso. Questo sequel almeno dai trailer mi pare più ironico e divertente, ma dubito comunque che correrò a guardarlo.
Ford dice: il primo John Wick è uno dei film più simili nello spirito e nella resa alle tamarrate action anni ottanta che ricordi, e da tempo attendevo questo sequel che arriva sugli schermi del Saloon con un hype pazzesco.
Riuscirà a far fronte a queste aspettative? Presto su White Russian la risposta.

 

The Ring 3

"Ford e Cannibal d'accordo!? Maria, io esco!"

Cannibal dice: Ecco un sequel che immagino possa essere una mezza cacchiata, e forse non solo mezza, ma che non vedo l'ora di vedere. Ho adorato il primo The Ring e moderatamente apprezzato pure il secondo e Samara è uno dei miei mostri horror preferiti. Dopo Ford.
Ford dice: il primo The Ring - sia americano che jappo - non mi sono affatto dispiaciuti, e nonostante mi sia poi perso per strada tra sequel, remake e via discorrendo, potrei tentare un doppio recupero nella speranza che Samara, un giorno o l'altro, passi da Casale a prendersi Cannibal Kid per renderlo antifordiano come un tempo.

 

Loving

"Il matrimonio tra Ford e Cannibal rischia di fare decisamente più clamore del nostro, non ci sono dubbi!"

Cannibal dice: Una storia e un film che sembravano perfetti per gli Oscar, poi però gli Oscar hanno abbastanza snobbato questo nuovo lavoro del fordiano (forse pure troppo) Jeff Nichols, meritata nomination a Ruth Negga a parte. Avranno fatto bene o male?
Ford dice: Jeff Nichols è uno dei registi americani più fordiani che siano attualmente in attività, eppure in genere finisce per piacere anche e perfino a Cannibal. Con questo Loving si prolungherà il periodo di pace armata tra i due quasi ex nemici più acerrimi della blogosfera o finalmente avremo materiale per una nuova Blog War? Tra qualche giorno la risposta.

 

Un tirchio quasi perfetto

"Ford e Cannibal non mi apprezzano? Poco male: ho questo bel violino da fracassare in testa ad entrambi!"

Cannibal dice: Una commedia francese ogni tanto ci sta bene, anche se Dany Boon non è che mi faccia proprio impazzire. Una chance in ogni caso potrei dargliela, visto che il tema della tirchieria fa (quasi) sempre ridere. Come gli sfottò a Ford.
Ford dice: non ho mai sopportato Dany Boon. E considerato che ultimamente con Cannibal le cose funzionano fin troppo, direi che il “comico” francese potrebbe diventare il mio nuovo nemico numero uno.

 

Chi salverà la rose?

"Non è possibile che sia sempre Ford a dare le carte! Quello è sempre ubriaco!"

Cannibal dice: Pellicola con protagonista un vecchietto che sembra perfetta per esaltare Ford. Non so chi salverà le rose, ma io di certo non salverò codesto filmetto.
Ford dice: il mio pollice, più che verde, è nero. Dunque, non sarò io a salvare le rose. Questo è sicuro. E neppure Cannibal.

 

Æffetto domino

"Non ti conviene scrivere una letterina a Cannibal, bimbo: lui cestina la posta dei fan, a meno che non si tratti di Emma Watson!"

Cannibal dice: Pellicola italiana impegnata che come effetto domino credo provocherà la repulsione sia da parte mia che da parte di Ford.
Ford dice: l'effetto domino di questa robetta pseudo autoriale italiana potrà solo essere quello di essere massacrata in stereo su White Russian come su Pensieri Cannibali.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...